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Una Chiesa che, come Gesù, abbraccia ciascuno e lo ama così com'è

Venerdì 22 maggio, nella chiesa evangelica riformata di Lugano, per il secondo anno consecutivo si è svolta la «veglia di preghiera per il superamento delle discriminazioni»: un’occasione preziosa per pregare per le persone che subiscono discriminazione a causa del loro orientamento o della loro identità di genere. «È stato un momento veramente intenso, una preghiera ecumenica vissuta in un clima di raccoglimento davvero toccante», racconta Lara Allegri, tra gli organizzatori dell’evento. Una quarantina i fedeli che hanno partecipato alla celebrazione che è stata guidata dai pastori delle diverse chiese, fra i quali due sacerdoti cattolici.

Prima della liturgia con canti e letture del Nuovo e dell’Antico Testamento, è stata letta da don Jean-Luc Farine, delegato ad omnia, una preghiera di mons. Alain de Raemy, amministratore apostolico della diocesi di Lugano. È stata poi condivisa la testimonianza molto toccante di una donna ticinese (che ha preferito rimanere anonima) che raccontava la discriminazione subìta per anni sulla sua pelle per aver dichiarato la sua omosessualità. Consapevole di essere lesbica fin da giovane, a lungo ha preferito non dichiararlo, arrivando a sposarsi e ad avere dei figli: «Tanti anni di gioie, ma anche di tanti sacrifici e crisi, durante i quali mi sentivo completamente sola», racconta. Trova così la forza di divorziare e di condividere la vita con la persona di cui era innamorata. Una scelta che se da un lato l’ha portata a vivere la vita che desiderava, dall’altra l’ha «condannata» a delle pesanti conseguenze nella vita familiare e comunitaria: «Mi piacerebbe un giorno trovare un luogo dove potersi incontrare per quello che si è, in cammino nella fratellanza cristiana, senza paura di doversi nascondere», conclude la testimonianza. «Credo che una parte della Chiesa si faccia fatica ad accogliere questa pastorale – commenta Lara Allegri –, ma come si fa sempre fatica di fronte ad ogni cambiamento. Sono convinta che debba prevalere l’amore e quindi l’accoglienza, come Gesù ci insegna, senza alcun giudizio perché nessuno di noi è perfetto: compito del cristiano è innanzitutto testimoniare l’amore, lasciando a Dio eventualmente il giudizio. Per fare questo siamo chiamati a mettere il prossimo nelle condizioni di poter essere sé stesso, senza doversi nascondere o dover fingere di essere altro. Ognuno di noi ha bisogno di essere accolto, amato e di essere accompagnato».

Venerdì scorso a Lugano si è così vissuto un momento significativo di una Chiesa che desidera aprire spazi di accoglienza per tutti: «abbiamo ora in programma di proporre incontri regolari, con cadenza mensile, aperti anche ai genitori per offrire loro un sostegno nel restare accanto ai propri figli e alle proprie figlie, offrendo uno spazio in cui potersi confrontare apertamente, con l’obiettivo di favorire un’accoglienza autentica, senza la “tentazione”, di volerli cambiare, ma piuttosto dando loro la possibilità di sentirsi parte di questa Chiesa», conclude Lara Allegri.

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