Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (22 gennaio 2026)
Advertisement
  • Incontro di Papa Francesco con le Guardie svizzere

    Con le loro tradizionali uniformi rinascimentali, garantiscono la sicurezza del Santo Padre e presidiano, con cordialità e professionalità, gli ingressi della Città del Vaticano. Ricordando il loro “prezioso e generoso servizio al Papa e alla Chiesa”, Francesco esorta le Guardie Svizzere - incontrate per un'udienza in Sala Clementina - a diventare “testimoni del Cristo risorto”, a diffondere “la cultura della risurrezione, specialmente in quei contesti esistenziali dove prevaleva la cultura della morte”.

    Anche a voi capita di incontrare, sia durante il servizio in Vaticano, sia nel tempo che trascorrete a Roma, persone che giacciono nei “sepolcri” contemporanei del dolore, dello smarrimento e del disagio, e attendono una luce che li faccia rinascere a vita nuova. Vi esorto, care Guardie, a recare ad essi una parola di conforto, un gesto di fraternità, per diventare convincenti testimoni di Cristo risorto, vivo e presente in ogni tempo. Vivrete così in maniera feconda la vostra vocazione cristiana, radicata nel Battesimo, origine della fede.

    Testimoni dell’amore di Dio

    Essere testimoni di Cristo, sottolinea Papa Francesco, significa anche vivere e tradurre nella quotidianità la missione di ogni cristiano:

    Durante il vostro soggiorno a Roma, voi siete chiamati a testimoniare la vostra fede con gioia, affinché le molte persone che incontrate, specialmente agli ingressi della Città del Vaticano, possano essere favorevolmente impressionati dallo spirito con il quale svolgete il vostro lavoro.

    A ciascuno di voi chiedo questo: fate in modo che quanti incontrate nel vostro quotidiano servizio, membri della Curia, colleghi di lavoro nei vari ambiti del Vaticano, pellegrini o turisti, possano scoprire anche attraverso di voi l’amore di Dio per ogni uomo. Questa è la prima missione di ogni cristiano!

    Continua a leggere su VaticanNews il resoconto dell'incontro.

    News correlate

    Il Papa: per conoscere Dio dobbiamo accogliere "l'umanità integrale" di Gesù

    All’udienza generale, Leone XIV prosegue la riflessione sulla Costituzione conciliare "Dei Verbum" invitando a guardare a Cristo non come “canale di trasmissione” di concetti intellettuali, ma attraverso la sua sensibilità e le sue percezioni della realtà.

    Papa Leone XIV: «Dio ci chiama amici, l’amicizia con Lui si nutre di ascolto e preghiera»

    All'udienza generale, Leone XIV riflette sulla Dei Verbum: attraverso Cristo, il rapporto tra Dio e uomo si trasforma in una "nuova alleanza" basata sull'amore. Il Papa esorta a coltivare questa amicizia quotidiana attraverso l'ascolto della Parola e una preghiera che riveli noi a noi stessi.

    Il Papa inizia un nuovo ciclo di catechesi alle udienze dedicato al Vaticano II

    Si intitola "Il Concilio Vaticano II attraverso i suoi documenti”. Ai circa 7mila fedeli radunati nell’Aula Paolo VI Leone spiega che lo scopo è “riscoprire la bellezza e l’importanza di questo evento ecclesiale” e trovare “vie e modi” per attuarne le intuizioni, perciò “sarà importante conoscerlo”.

    Il Papa: "Affidiamo tutto alla Provvidenza di Dio"

    L'ultima udienza generale dell'anno è occasione di ricordi e bilancio per Leone: dai tanti pellegrini giunti a Roma per il Giubileo agli inquietanti scenari di guerra, i segni di speranza e di preoccupazione a conclusione del 2025 ripresi dal Pontefice.

    Leone XIV: evitare il "frenetico attivismo" che delude e svuota la festa del Natale

    Nei saluti ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro per l’udienza generale, il Papa richiama il valore culturale, artistico e di fede del presepe ed esorta a ritagliarsi spazi di tempo per prepararsi all’attesa di Gesù, “tesoro della nostra vita”.

    Il Papa: la morte non è la fine ma un passaggio, attenzione agli scenari del transumano

    Durante la catechesi dell’udienza generale, Leone XIV medita sul mistero della fine dell’esistenza. Esorta a non viverlo come una condanna o un assurdo, né a fuggirlo, ma a riconoscerlo come “parte costitutiva” dell’essere e come luce che “già brilla nelle oscurità del cielo”.

    News più lette