di Laura Quadri
Il Nepal è un’emergenza che non finisce. Sono infatti oltre un migliaio – e il numero continua ad aumentare – le vittime della terribile alluvione che lo scorso 26 agosto ha colpito duramente il distretto di Rasuwa, nel nord del Paese. Mentre per i sopravvissuti si contano enormi difficoltà di approvvigionamento, sul posto, a portare i primi soccorsi, ritroviamo anche Azione Quaresimale (AQ), grazie al solido rapporto di collabora zione con l’organizzazione partner «Community Self Reliance Center».
27/08/2026
Il dolore del Papa per le vittime dell'alluvione che ha colpito il Nepal
Leone XIV esprime il proprio cordoglio per il disastro naturale che ha colpito il Paese attraverso un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato Parolin. Affida a Dio le anime di quanti hanno perso la vita, prega per i soccorritori ed esprime la sua “spirituale vicinanza” a tutte le persone coinvolte.
«Al momento attuale la nostra organizzazione partner collabora con diverse comunità nepalesi. Alcune di esse sono state completamente di strutte. Sono rimasti soltanto pochissimi sopravvissuti. Ascoltare le loro storie è davvero triste», confida, da noi raggiunta, Katrin Rosenberg, coordinatrice dei pro getti di AQ in Nepal. E spiega: «AQ sostiene in Nepal progetti rivolti alle famiglie di agri coltori e agricoltrici che vivono in regioni isolate, nelle zone montuose dell’Himalaya. Si tratta di famiglie fortemente dipendenti dall’agricoltura e dai metodi tradizionali di coltivazione. Una componente importante dei progetti è la promozione di un’agricoltura ecologica e resiliente. Le famiglie utilizzano antiche varietà locali di sementi, adatta te alle mutate condizioni climatiche e meno dipendenti da fattori di produzione esterni. In questo modo possono migliorare la propria sicurezza alimentare e rafforzare la propria autonomia». Proprio da queste famiglie contadine, giungono in queste ore le notizie più allarmanti: «La distruzione è inimmaginabile. Quando si osservano le zone colpite, sembra che uno tsunami sia passato sopra la valle interessata». E, sui bisogni attuali della popolazione, spiega: «Gli aiuti d’emergenza sono indispensabili, ma sarebbe sbagliato utilizzare immediatamente tutte le risorse disponibili. Le vittime hanno bisogno anche di una base su cui ricostruire il proprio futuro. Alcune delle persone colpite avevano già vissuto altre catastrofi, ad esempio il terremoto del 2015. In seguito erano state trasferite in altre zone, perché i loro villaggi d’origine non erano più sicuri. Ora hanno perso nuovamente tutto. Per questo non hanno bisogno soltanto di una nuova casa, ma anche di una nuova base per la loro vita: accesso alla terra, al lavoro, all’istruzione e a un futuro sicuro». Di fronte a questo quadro di completa distruzione, ciò che colpisce è «la solidarietà della popolazione. Nonostante le differenze sociali e le tensioni, tutti si sostengono a vicenda. Questa resilienza non significa che si guardi alla situazione con semplice ottimismo. È piuttosto la profonda convinzione di riuscire ancora una volta a farcela».
L’opera di AQ è parte di questo sostegno. «I nostri partner sono nella posizione migliore per valutare la situazione. Sanno quali famiglie hanno più urgentemente bisogno di aiuto, chi dispone ancora di qualche risorsa e dove si trovano le lacune maggiori. Con loro è possibile pianificare insieme alle comunità locali la distribuzione degli aiuti».
Qui per sostenere il lavoro di AQ in Nepal nel prestare i soccorsi.