Due fuochi incrociati, un unico messaggio che non cambia. Mentre Donald Trump torna ad attaccare pubblicamente Papa Leone XIV, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin risponde con fermezza e serenità: il Papa «va avanti per la sua strada», e quella strada è il Vangelo. Siamo a due giorni dall'attesa udienza in Vaticano con il segretario di Stato americano Marco Rubio, e la tensione diplomatica tra la Santa Sede e Washington è tutt'altro che sopita.
Parolin: «Non aggiungerei nulla alla risposta del Papa»
Interrogato dai giornalisti su quello che molti stavano già definendo «un altro attacco» del presidente degli Stati Uniti contro il Pontefice, Parolin non ha esitato a prendere le difese di Leone XIV — pur senza alzare la voce. «Il Papa va avanti per la sua strada, nel senso di predicare il Vangelo, di predicare la pace — come direbbe San Paolo — opportune et importune», ha affermato il cardinale, citando la seconda lettera a Timoteo. Una risposta che è anche una dichiarazione di principio: la Santa Sede non intende farsi trascinare sul terreno della polemica politica. «Il Papa ha già risposto, io non aggiungerei nulla», ha ribadito Parolin, definendo le parole di Leone XIV «una risposta molto, molto cristiana».
Il Papa in volo verso l'Africa: «Non ho paura di Trump»
Per capire a quale risposta si riferisse il cardinale, occorre tornare al 13 aprile scorso, giorno della partenza del Pontefice per il suo primo viaggio apostolico in Africa — con prima tappa ad Algeri. Sul volo papale, davanti a circa settanta giornalisti al seguito, Leone XIV aveva affrontato a viso aperto le critiche del presidente americano.
«Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui», aveva detto il Papa con tono fermo ma privo di astio. «Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi.»
Parole che suonavano come un manifesto. E il Papa non si era fermato lì: «Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c'è una via migliore».
A una giornalista americana che insisteva sulla questione, la risposta era stata ancora più diretta: «Io non ho paura dell'amministrazione di Trump. Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo, quello per cui la Chiesa lavora».
«Costruttori di pace», non attori politici
Il nodo centrale della questione — e forse il punto più frainteso nel dibattito pubblico — è la natura del ruolo papale. Leone XIV ha tenuto a ribadirlo con chiarezza: «Noi non siamo politici — ripete il Pontefice — non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva. Ma crediamo nel messaggio del Vangelo come costruttori di pace».
Non si tratta, dunque, di schierarsi contro una nazione o un'amministrazione. Il Papa lo ha specificato rivolgendosi idealmente a tutti i leader mondiali: «Lo dico per tutti i leader del mondo, non solo lui: cerchiamo di finire con le guerre e promuovere pace e riconciliazione».
È un magistero universale, che non guarda al colore politico né alla latitudine geografica. Una postura che il cardinale Parolin ha confermato essere immutabile: «Capiamo che non tutti sono sulla stessa linea. Però quella è la risposta del Papa» e «la linea rimane quella».
Un viaggio speciale, un messaggio urgente
Non è un caso che Leone XIV abbia scelto l'Africa come prima meta del suo pontificato itinerante. Presentando il viaggio ai giornalisti sul volo per Algeri, il Pontefice aveva usato parole rivelatrici: «È un viaggio speciale, il primo che volevo fare. Un'opportunità importantissima per promuovere riconciliazione e rispetto per i popoli».
Un continente che porta in sé cicatrici antiche e ferite aperte, teatro di conflitti dimenticati dall'Occidente e di povertà strutturale che grida giustizia. Parlare di pace dall'Africa non è retorica: è scelta profetica.
Una Chiesa che non si lascia intimidire
In un tempo in cui la diplomazia globale sembra sempre più polarizzata, in cui i leader si sfidano a colpi di dichiarazioni sui social e il linguaggio della forza tende a sovrastare quello del dialogo, la postura di Leone XIV e della Santa Sede acquista un rilievo che va ben oltre le scaramucce mediatiche con la Casa Bianca.
Il Papa non cerca lo scontro, ma non arretra. Il cardinale Parolin non rilancia le polemiche, ma non lascia spazio ad ambiguità. La Chiesa, in questo frangente delicato, sceglie la via stretta e difficile del Vangelo: dire la verità sulla pace, anche quando non è comodo, anche quando disturba i potenti.
«Opportune et importune», appunto. A tempo e fuori tempo. È questa la bussola di un pontificato che si vuole libero dai condizionamenti del potere e fedele a una sola missione: annunciare che esiste «una via migliore». E che vale la pena percorrerla, insieme.