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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (22 gennaio 2026)
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  • Leone XIV a Istanbul: la forza della Chiesa non sta nei numeri ma nella "logica della piccolezza"

    Vi incoraggio a coltivare un atteggiamento spirituale di fiduciosa speranza, fondata sulla fede e sull’unione con Dio. C’è bisogno, infatti, di testimoniare con gioia il Vangelo e di guardare con speranza al futuro.

    Alla “Chiesa che vive in Türkiye” (Turchia), che sebbene “piccola Comunità” che “resta feconda” come “lievito del Regno”, Leone XIV chiede di “coltivare il seme della fede” trasmesso “da Abramo, dagli Apostoli e dai Padri”, di “adottare” uno “sguardo evangelico, illuminato dallo Spirito Santo”, di “riconoscere” i “segni” della speranza o esprimerli “in maniera creativa, perseverando nella fede e nella testimonianza”. La incontra, per un momento di preghiera, nella cattedrale dello Spirito Santo di Istanbul, dove si sono radunati vescovi, sacerdoti, diaconi, consacrati, consacrate e operatori pastorali. Per le strade tantissime persone a salutare il Pontefice, che arriva con la mozzetta rossa. Ci sono, in particolare, giovani, preti, bambini e un numeroso gruppo di presbiteri del Cammino Neocatecumenale in pellegrinaggio i quali gli hanno portato la prima pietra di una nuova parrocchia che verrà costruita a Dallas, in un barrio di migranti, e dedicata a Sant’Agostino. 

    L’accoglienza al Pontefice

    Ad accogliere il Papa, all'ingresso principale è il vicario apostolico, monsignor Massimiliano Palinuro. Dei bambini, accompagnati da una religiosa gli offrono dei fiori, poi, all'entrata il parroco, padre Nicola Masedu, gli porge un crocifisso e un addetto alla liturgia l’acqua benedetta per aspergere il luogo di culto e i presenti. Il coro, composto, per l'occasione, da elementi delle diverse corali delle chiese di Istanbul, intona un canto e Leone XIV attraversa la navata centrale per raggiungere l’altare. Qui gli rivolge il saluto il presidente della Conferenza episcopale turca, monsignor Martin Kmetec, arcivescovo di Izmir, che gli manifesta il desiderio di clero e laici di “rimanere testimoni fedeli di una fede viva e operante, radicati in Cristo e nel suo insegnamento”.

    Le radici delle fede cristiana

    Il Pontefice inizia il suo discorso in inglese - mentre dei maxischermi mostrano la traduzione delle sue parole in turco - manifestando la gioia di trovarsi tra i diversi rappresentanti della Chiesa, nei luoghi in cui “la storia del popolo di Israele si incontra col cristianesimo nascente, l’Antico e il Nuovo Testamento si abbracciano, si scrivono le pagine di numerosi Concili”. Ricorda il “cammino” di Abramo verso la Terra promessa, “da Ur dei Caldei e poi, dalla regione di Carran, a sud dell’odierna Türkiye”, e poi, “dopo la morte e risurrezione di Gesù”, quello dei discepoli che “si diressero anche verso l’Anatolia, e ad Antiochia”, dove “vennero chiamati per la prima volta ‘cristiani’”. E ancora, l’inizio, da queste città, di alcuni viaggi apostolici di san Paolo, le antiche testimonianze secondo le quali a Efeso, sulle coste della penisola anatolica, “avrebbe soggiornato e sarebbe morto l’evangelista Giovanni”, “il grande passato bizantino, l’impulso missionario della Chiesa di Costantinopoli e la diffusione del cristianesimo in tutto il Levante”. Il Papa rammenta, inoltre, “le molte comunità dei cristiani di rito orientale” tutt’oggi presenti in Turchia - degli armeni, dei siri, dei caldei e di “quelle di rito latino” - e sottolinea che “il Patriarcato Ecumenico continua ad essere punto di riferimento sia per i propri fedeli greci che per quelli appartenenti ad altre denominazioni ortodosse”.

    La vera forza della Chiesa

    Dio “ha scelto la via della piccolezza per discendere in mezzo a noi”, dice il Papa alla piccola comunità ecclesiale della Turchia, aggiungendo che questo è “lo stile del Signore, che siamo tutti chiamati a testimoniare”, i profeti, infatti, hanno annunciato “la promessa di Dio parlando di un piccolo germoglio” che sarebbe spuntato, e Gesù ha elogiato i piccoli spiegando “che il Regno di Dio non si impone attirando l’attenzione, ma si sviluppa come il più piccolo di tutti i semi piantati nel terreno”.

    Questa logica della piccolezza è la vera forza della Chiesa. Essa, infatti, non risiede nelle sue risorse e nelle sue strutture, né i frutti della sua missione derivano dal consenso numerico, dalla potenza economica o dalla rilevanza sociale. La Chiesa, al contrario, vive della luce dell’Agnello e, radunata attorno a Lui, è sospinta per le strade del mondo dalla potenza dello Spirito Santo. In questa missione, è costantemente chiamata ad affidarsi alla promessa del Signore: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di dare a voi il suo regno».

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