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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (14 gennaio 2026)
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  • Lo psichiatra ticinese dr. Graziano Martignoni

    Lo psichiatra Graziano Martignoni dopo l’allarme di Pro Juventute sui dati del disagio giovanile

    Diamo la parola ad uno psichiatra, Graziano Martignoni, dopo la notizia di questi giorni: gli adolescenti e i giovani sono i più colpiti in Svizzera a livello psicologico dalle conseguenze della pandemia. Lo rivela Pro Juventute, sottolineando che nei primi 6 mesi dell’anno il numero di richieste di consulenza in merito al suicidio è aumentato del 40% rispetto allo stesso periodo del 2020. Ogni giorno il servizio telefonico 147 è in contatto con 700 bambini e giovani, 7 dei quali evocano pensieri suicidi (questi ultimi nel 2020 erano 5 al giorno e prima della pandemia 3 o 4). Al Kinderspital di Zurigo nel 2020 c’è stato un raddoppio di ricoveri di ragazzi che hanno tentato il suicidio rispetto al 2019. Un indice di disagio in aumento nel 2021 (red).

    Darsi, consegnarsi alla Morte è gesto umanamente dis-umano, è esercizio non tanto di statistiche quanto di tenerezza, soprattutto là, nelle soglie della vita, dove tutto può accadere. Tante sono infatti le ragioni per pensare di morire e tante le forme di cui si veste l’ultimo gesto e diverse le età in cui con maggiore frequenza questo accade. Vi sono suicidi agiti o solo pensati o ancora espressi nelle forme para-suicidali, che tormentano nei giovani la vita e a volte la eccitano e la esaltano. Vi è il suicidio egoista, quello altruista, quello fatalista contro una società «cattiva», vi è il suicidio disperato, quello che è fuga dal mondo, quello che appartiene all’orbita funebre da cui non si riesce a liberarsi, e ancora vi è il suicidio messaggio, richiamo verso chi ti ha «perso di vista» (come molti tentati suicidi adolescenziali) e molti altri. Al centro di tutte queste differenze vi è però un cuore incandescente, che cerca la Morte contro l’assurdo del destino, contro l’assurdo della Morte stessa, che proprio nelle età delle soglie – dell’entrare nella vita e dell’uscire dalla vita –, nella giovinezza come nella vecchiaia, appare più crudele e a volte misterioso. Oppure ancora perché l’orizzonte si è oscurato e il sogno della vita smarrito, dissolto e annegato nel mare del nulla. Lo sguardo sul mondo adolescenziale è sguardo sull’esistenza, che in questo tempo del Grande Contagio ha sofferto proprio di fronte alla morte, penetrata violentemente negli ospedali, nelle case per anziani dove vivevano i loro nonni e soprattutto nella loro quotidianità. Pensare alla morte per sfuggirle, paradossalmente per sconfiggerla, come fosse una «protesta di vita ». Questa ultima battaglia accomuna in un certo modo il suicidio giovanile a quello della vecchiaia. Li accomuna la decisione di cercare la morte perché questa non venga a decidere della loro vita. La crisi del tempo adolescenziale, che spinge a volte all’estremo gesto, è infatti una crisi dell’esistenza. Su questa soglia i giovani esplorano alcuni assi fondamentali dell’esistenza stessa: quello dell’interdetto, dell’esperienza dell’ebbrezza, del bisogno di assoluto, della ricerca della verità, del dolore della partenza, del «cuore spirituale» della vita e infine quello del bisogno di appartenenza e di riconoscimento. Assi che descrivono una sorta di cartografia della vita giovane, rischiosa e nello stesso tempo umanissima, tesa tra bisogno di libertà e solitudine. Nella fragilità sociale e culturale di questi assi esistenziali, nel diffondersi delle ombre della solitudine, dell`assenza di comunità, del dolore delle piccole morti a cui il giovane va incontro per divenire adulto, può nascere il desiderio e la scelta di morire prima che la Morte ti prenda. Nelle passioni gioiose e tristi dell’adolescenza, nelle sue attese e nelle sue delusioni, proprio «là dove si fermano e ripartono i treni» e dove è facile smarrirsi, addormentarsi nella noia o ferirsi nella frenesia di un momento, vi è depositato il fragile e a volte terribile granello di quel tragico della vita, che la «società banale» vuole cancellare. I giovani sono così «sentinelle del mattino», che inconsapevolmente già sentono l’arrivare delle ombre del crepuscolo. Essi in questo viaggio hanno bisogno di fraternità, di genitorialità e di una società accogliente.

    Graziano Martignoni

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