Il 20 gugno 2026, a Losanna, Marie-Christine Mercier è stata accolta nell'Ordine delle Vergini Consacrate dal Vescovo Charles Morerod, Vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo. In questo articolo riflette sul suo cammino e sulla sua fedele devozione alla Chiesa.
di Bernard Litzler / cath.ch
L'accoglienza è semplice e sorridente, proprio come lei: nei locali della parrocchia losannese di Ste-Thérèse, circondata da due cani vivaci, Marie-Christine Mercier racconta il percorso umano e spirituale che l'ha condotta a diventare vergine consacrata. Questa tappa la percepisce come una pietra miliare: «Mi dicono spesso che mi chiameranno "Suora", confida. Niente affatto. Sono sposa di Cristo.»
Cosa ha vissuto il giorno della sua consacrazione come vergine consacrata?
Quel giorno ho sentito la presenza della Chiesa: della Chiesa nella mia vita e della Chiesa nella mia vocazione. Sono sempre stata attratta da Lei, nonostante la sua dimensione peccatrice. Ma c'è qualcosa al di sopra: si vede che Dio si prende cura della Chiesa. Sono sempre stata molto legata alla Chiesa, a partire dall'educazione che mi hanno dato i miei genitori. Provo per Lei un amore particolare.
Quali sono state le tappe del suo cammino?
La pietra miliare più grande è stata il 18 agosto 1997. Ho ricevuto la chiamata a essere consacrata. In seguito sono stata membro della comunità delle Beatitudini per alcuni anni. Dopo la mia uscita dalla comunità, restava in me questa chiamata a essere consacrata al Signore. Ne ho avuto conferma seguendo a Lione la formazione per diventare vergine consacrata. Sono quindi andata dal vescovo, che ha accettato la mia richiesta.
L'Ordine delle Vergini (L'Ordo virginum) è la prima forma di vita consacrata femminile nella Chiesa. Il rituale di consacrazione è stato ripristinato per donne che vivono nel mondo in seguito al concilio Vaticano II. Né laiche né religiose, queste donne fanno voto di castità e continuano a vivere nel loro contesto ordinario. Sono oggi circa 5'000 nel mondo, distribuite sui cinque continenti, di cui più di sessanta in Svizzera e alcune anche nella Svizzera italiana.
Come colloca il suo ministero nella Chiesa?
Mi piace dire che il mio appartamento è il mio monastero. Ma un monastero che resta aperto. Ho la grazia di essere impegnata nella Chiesa anche sul piano professionale. Posso quindi coniugare il mio impegno di fede con il mio lavoro. È un dono del Cielo! Posso così animare la liturgia delle Ore o le celebrazioni: la liturgia, per me, è una testimonianza.
"Mi piace dire che il mio appartamento è il mio monastero. Ma un monastero che resta aperto."
Se dovesse definirsi, cosa direbbe di sé stessa?
Sul mio annuncio di consacrazione c'era questa frase: «Lodatelo, popoli tutti, lodatelo, lodatelo!» La lode interiore permette di custodire la luce e di restare nella gioia e nella speranza. Sento spesso persone chiedermi: «Cosa ne sarà dei nostri figli con tutto ciò che accade nel mondo?» Rispondo che Dio ha e avrà sempre l'ultima parola. Dio è Dio e nulla gli è impossibile. Cerco di alimentare questo invito alla lode, perché siamo esseri di lode.
Quali figure spirituali l'hanno segnata?
C'è innanzitutto san Giuseppe. È lui che mi ha guidata e che ancora oggi mi mostra la sua umiltà: è colui che ha ascoltato Dio e la sua parola in modo quasi cieco, fidandosi. Senza porsi domande, ha preso la Vergine e il bambino ed è partito per l'Egitto.
C'è anche san Francesco di Sales: sono nata ad Annecy, la sua città, e mi rimane vicino. Avevo uno zio missionario di san Francesco di Sales. Fin da piccola sono sensibile al suo messaggio, lo amo in modo particolare.
La Chiesa attraversa una crisi profonda. Cosa le dà uno sguardo di speranza per il suo futuro?
Siamo tutti umani e peccatori. Tocchiamo con mano la povertà della nostra umanità e la fedeltà necessaria per restare in ascolto e fedeli all'insegnamento e alla preghiera. Perché Dio passa attraverso la Chiesa per annunciarci la Buona Novella. Ci sono situazioni drammatiche nella nostra Chiesa, è chiaro, ma la speranza è la nostra forza. A Roma, mi piace molto vedere, nella basilica di San Paolo fuori le Mura, i medaglioni con tutti i papi: ci ricordano i drammi delle diverse epoche. Ma Dio è fedele e si prende cura della sua Chiesa. Mi sembra che siamo chiamati alla preghiera incessante per portare le sofferenze del popolo.
"Ci sono situazioni drammatiche nella nostra Chiesa, è chiaro, ma la speranza è la nostra forza."
Alla mia uscita dalla comunità delle Beatitudini, una suora mi ha accompagnata e mi ha aiutata a fare un cammino personale: questo mi ha permesso di compiere un percorso straordinario.
E nella vita quotidiana, come vivere questa gioia di persona consacrata?
Attraverso la Parola di Dio e i sacramenti. Non è sempre facile, perché siamo sempre tentati. Ma c'è un impegno, una fedeltà e un desiderio nel profondo del mio cuore per essere testimone. Mi hanno detto che è stato così bello, il giorno della mia consacrazione. Quando lo si vive interiormente, c'è qualcosa che esplode, che va oltre la nostra piccola vita. La mia fedeltà quotidiana, a volte difficile, ne trae beneficio. È anche questo la Chiesa: questa fedeltà di ciascuno e ciascuna che ama il Signore, che fa sì che la luce illumini il cammino. È a questo che gli ultimi papi ci hanno invitati: papa Leone come papa Francesco. Viviamo situazioni turbolente, ma i santi papi di questi ultimi anni ci chiamano a restare fedeli.
Qual è il suo messaggio ai giovani, in particolare?
Restate nella gioia e nella lode. E donate la vostra vita al Signore. Non tutti i giovani sono chiamati alla vita consacrata, perché abbiamo bisogno di belle famiglie, ma dico loro: «Date la vostra vita a Dio e lui si occupa del resto!» L'ho visto fin dalla mia infanzia: Dio si prende cura di noi fin nei dettagli. Lo dico ai giovani: «Dio si prende cura di te, sei importante ai suoi occhi, sei la sua perla d'oro». Ed è confortante.
Quando avrà 90 anni, quale eredità spera di lasciare?
La gioia di aver donato la mia vita a Cristo. Essere questa testimone gioiosa. Quando si dona la propria vita a Cristo, si è pienamente nella gioia interiore che non si può spiegare e che rimane nonostante le prove.
fonte: cath.ch/bl/bh/traduzione e adattamento catt.ch
Doppio mandato
Marie-Christine Mercier, 52 anni, originaria di Annecy, è entrata il 20 giugno 2026 nell'Ordine delle vergini consacrate della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo (attualmente 16 membri).
Sul piano professionale, la losannese svolge un doppio incarico: assistente pastorale nella parrocchia di Ste-Thérèse e nel servizio di liturgia in seno al Servizio di formazione degli adulti (SEFA) della Chiesa cattolica vodese. BL