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Vallese: il finanziamento della Chiesa diventa una questione politica

In Vallese, quando le parrocchie non sono in grado di finanziare autonomamente le spese religiose, intervengono i comuni. Recentemente, i conflitti sono aumentati. Per questo motivo è stata presentata una mozione che chiede nuove norme per disciplinare i rapporti tra Chiesa e Stato.

Barbara Ludwig, kath.ch / traduzione e adattamento Maurice Page

A Loèche è scoppiato un conflitto perché il Comune non intendeva più farsi carico dello stipendio dei direttori di coro di tre parrocchie. Modificando una direttiva comunale, voleva ridurre le «spese in costante aumento legate al deficit parrocchiale», ha riferito il Walliser Bote (3 giugno). Il tentativo non è però andato a buon fine, poiché tale direttiva violava il diritto cantonale.

A Sankt-Niklaus, un conflitto è nato attorno alla sistemazione del centro del villaggio e a un progetto edilizio del Comune che non piaceva al parroco, ha riferito il portale d'informazione vallesano pomona.ch (30 aprile). Conflitti sono scoppiati di recente anche a Briga-Glis.

«Un problema strutturale del nostro sistema attuale»

Il 12 giugno 2026 Sebastian Werlen (PS), deputato supplente al Gran Consiglio, ha depositato in Parlamento cantonale vallesano, insieme ad Adrien Pinho (PS) e Julien Bagnoud (Verdi), una mozione che chiede una revisione fondamentale dei rapporti tra Chiesa e Stato. Il governo vallesano dovrà sottoporre un progetto in tal senso al Gran Consiglio.

Secondo Werlen, interpellato da kath.ch, sono i «conflitti ricorrenti» legati al finanziamento e ai rapporti tra Comuni e parrocchie ad aver dato origine immediata a questa iniziativa. I casi di Sankt-Niklaus e di Loèche hanno mostrato che la normativa in vigore può essere fonte di tensioni, mentre i rapporti tra i Comuni e la Chiesa sono cambiati negli ultimi decenni. «Per me questi casi mettono in evidenza un problema strutturale del nostro sistema attuale.»

Le regole attualmente in vigore risalgono per lo più al 1991, con la legge sui rapporti tra le Chiese e lo Stato nel canton Vallese. Conformemente all'articolo 5, i Comuni hanno un obbligo di contribuzione sussidiaria: devono cioè venire in aiuto alle parrocchie quando queste non dispongono di mezzi sufficienti per finanziare le proprie spese di culto. In Vallese, l'imposta ecclesiastica esiste solo in tre Comuni.

Da allora il contesto sociale è profondamente cambiato, scrivono gli autori della mozione. Ciò riguarda in particolare il panorama religioso del cantone: i cattolici rappresentano ancora la maggioranza della popolazione con il 61,6%, ma le persone senza confessione costituiscono il secondo gruppo più numeroso con il 24%.

Più autonomia per i Comuni

Per Sebastian Werlen, si impone una nuova regolamentazione adatta ai tempi attuali. «La collaborazione tra i Comuni e le Chiese locali va rafforzata, permettendo al contempo ai Comuni di godere di una maggiore autonomia finanziaria».

Gli autori della mozione salutano comunque il lavoro delle Chiese e delle comunità religiose, che continuano a svolgere importanti «funzioni sociali, culturali e comunitarie», constatano. Ciò dovrebbe continuare a essere sostenuto dai poteri pubblici. Werlen sottolinea tuttavia che occorre distinguere chiaramente tra le funzioni culturali e sociali della Chiesa, da un lato, e ambiti come il culto, la catechesi e la missione, dall'altro.

Tener conto dell'importanza delle Chiese locali

Nel 2024 gli elettori vallesani hanno respinto una nuova costituzione cantonale che avrebbe modificato anche il finanziamento delle Chiese riconosciute di diritto pubblico. Secondo quel testo, il cantone avrebbe concesso alle Chiese «i mezzi necessari all'adempimento delle loro missioni al servizio della popolazione, sulla base di una convenzione di prestazioni». I Comuni non sarebbero più stati coinvolti. Gli agenti pastorali e le parrocchie sarebbero stati finanziati dal vescovado.

Sebastian Werlen spiega che lui stesso e il suo partito avevano sostenuto la riforma costituzionale, anche se personalmente non ne era «del tutto» convinto. Essa avrebbe infatti concentrato l'essenziale delle risorse finanziarie a livello diocesano. La sua conclusione: una futura soluzione dovrebbe tener conto dell'importanza delle Chiese locali, lasciando al contempo ai Comuni un'autonomia sufficiente per organizzare i propri rapporti finanziari con le Chiese in base alle specificità locali.

Buoni rapporti nella «grande maggioranza delle località»

Interpellato da kath.ch, l'abate Paul Martone, portavoce della parte germanofona della diocesi di Sion, riconosce che il sistema attuale raggiunge «progressivamente» i propri limiti, «in particolare vista la situazione finanziaria tesa di alcuni Comuni politici, sottoposti così a una pressione crescente in termini di risparmi».

Non bisogna tuttavia credere che i rapporti tra i Comuni politici e le rispettive parrocchie siano segnati da conflitti permanenti. «Nella grande maggioranza delle località questi rapporti sono buoni e si fondano sul rispetto reciproco.»

La normativa in vigore resta una «base solida»

Riguardo all'ultima iniziativa politica, l'abate Martone precisa che la diocesi resta sempre disponibile al dialogo quando si tratta di chiarire in modo equo e obiettivo le questioni relative ai rapporti tra Chiesa e Stato e al finanziamento delle Chiese.

Dal punto di vista delle Chiese riconosciute, secondo l'abate Martone, la normativa in vigore continua a offrire una «base solida» per i rapporti tra Chiesa e Stato. Tuttavia, se il Parlamento e la popolazione dovessero giungere alla conclusione che questi rapporti necessitano di una nuova base legale – «in particolare per coprire i deficit legati alle spese di culto delle parrocchie» –, la diocesi rispetterebbe questa volontà politica, assicura il portavoce.

fonte: cath.ch/kath.ch/mp/trad. catt.ch

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