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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (1 febbraio 2026)
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  • Messaggio dei Vescovi svizzeri per la Giornata XXVI del Malato

    Uno degli argomenti più forti utilizzato da chi non crede all’esistenza di Dio è la sofferenza. Dato che noi ci immaginiamo Dio come infinitamente buono, la sua esistenza sembrerebbe inconciliabile con la sofferenza. Ci chiediamo come Dio possa permetterla. Si preferisce pensare che non ci sia, piuttosto che accettare che Egli assista al dolore dell’essere umano, senza compassione. La domanda è seria. Nel suo messaggio di quest’anno in occasione della Giornata del Malato, Papa Francesco ci invita a volgere il nostro sguardo sulla Madre di Gesù che sta accanto alla croce di suo figlio. La profezia di Simeone, che ci è stata letta nell’Ottava di Natale, risuona ancora alle nostre orecchie: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

    A dimostrare la contraddizione non sono solo la persona e l’azione di Gesù, ma anche la sofferenza stessa. Anch'essa infatti rende manifesti i pensieri di molti, i loro atteggiamenti, le loro convinzioni più profonde. La madre di Gesù ha resistito alla sofferenza credendo, incessantemente, nell’amore e nella saggezza dei consigli di Dio. “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono”. Gesù, riferendosi al modo straziante nel quale morirà, pronuncia il nome di Dio. Anche nel Vecchio Testamento, tramite i profeti, Dio parla allo stesso modo riferendosi al Suo agire miracoloso e salvifico e alla Sua presenza in situazioni senza soluzione: “allora conoscerete che Io Sono”. Con altre parole: Egli è qui, dove pensavamo ci avrebbe abbandonati, e non ci sarebbe più stata salvezza! Paradossalmente, la sofferenza, l’oscurità, è divenuta per molti cristiani, come per il centurione ai piedi della Croce e per il giocatore di dadi, un luogo dove incontrare Dio. Quando accompagniamo malati e morenti, anche noi possiamo diventarne testimoni. Gesù ci insegna non a mettere fine da soli alla vita, ma a sacrificarla quando soffriamo. Egli è morto nella fiducia: “Padre, nelle Tue mani affido il mio spirito”.

    Papa Francesco termina il suo messaggio di quest’anno con un augurio: “La Vergine Maria interceda per questa XXVI Giornata Mondiale del Malato; aiuti le persone ammalate a vivere la propria sofferenza in comunione con il Signore Gesù, e sostenga coloro che di essi si prendono cura.”

    Con la benedizione del Signore.

    Per incarico della Conferenza dei Vescovi Svizzeri

    + Marian Eleganti, Vescovo ausiliare di Coira

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