La fraternità è un abbraccio. Quello dei ragazzi che, ognuno con indosso una maglietta con la bandiera di ogni Paese del mondo, sulle note di “We are the world”, si sono uniti sul sagrato della Basilica Vaticana, in quello che è forse il momento più simbolico del primo meeting mondiale della fraternità umana, che si è svolto sabato 10 giugno in Piazza San Pietro. Un evento organizzato dalla Fondazione Fratelli Tutti e ispirato all’enciclica di Papa Francesco del 2020 e al suo impegno per la pace tra tutti gli uomini di ogni fede e perché nessun uomo è solo. “Not alone”, come recita il tema per la giornata.
L'appello dei premi Nobel alla pace e alla giustizia
“Non più la guerra! È la pace, la giustizia, l’uguaglianza a guidare il destino di tutta l’umanità. No alla paura, alla violenza sessuale e domestica! Cessino i conflitti armati. Diciamo basta alle armi nucleari e alle mine antiuomo. Mai più migrazioni forzate, pulizia etnica, dittature, corruzione e schiavitù. Fermiamo l’uso manipolativo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, anteponiamo e fecondiamo di fraternità lo sviluppo tecnologico”. Lo hanno gridato al mondo Nadia Murad, attivista per i diritti umani in Iraq e premio Nobel per la pace del 2018 e l’economista bengalese Muhammed Yunus, promotore del microcredito e Nobel per la pace nel 2006, a nome degli oltre trenta altri premiati giunti a Roma per l’evento in una dichiarazione pronunciata in piazza e firmata dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin.
Ogni uomo è fratello, ogni donna è sorella
L’invito rivolto a tutti gli uomini di buona volontà è di sottoscrivere questo appello “per abbracciare questo sogno e trasformarlo in prassi quotidiane, affinché giunga alle menti e ai cuori di tutti i governanti e a chi, ad ogni livello, ha una piccola o grande responsabilità civica”. Uniti a Papa Francesco, a cui è andato più volte l’affetto e l’applauso di piazza San Pietro e il cui discorso previsto per oggi è stato letto dal cardinale Mauro Gambetti, vicario del Papa per la Città del Vaticano, i premi Nobel ribadiscono che “ogni uomo è mio fratello, ogni donna è mia sorella, sempre”.
Ritrovare l'armonia nel Giardino della Terra
”Vogliamo vivere insieme, da fratelli e sorelle”, affermano, “nel Giardino che è la Terra”, perché “è il Giardino della fraternità la condizione della vita per tutti”. “L’armonia perduta”, infatti, “rifiorisce quando la dignità è rispettata, le lacrime vengono asciugate, il lavoro è remunerato equamente, l’istruzione è garantita, la salute è curata, la diversità è apprezzata, la natura è risanata, la giustizia è onorata e le comunità abbracciano solitudine e paure”
La fraternità nasce dalla persona e arriva al mondo
In questo senso la fraternità è innanzitutto “personale”. È quella del cuore, nutrita da compassione, condivisione, gratuità, sobrietà e responsabilità. Piantando poi un piccolo seme al giorno nelle relazioni della propria quotidianità (casa, scuola, lavoro, istituzioni), si fa crescere poi una fraternità “spirituale”, che deve sfociare in una “fraternità sociale”, che riconosce uguale dignità per tutti. “Insieme”, scrivono i Nobel, “vogliamo costruire una fraternità ambientale, fare pace con la natura riconoscendo che “tutto è in relazione”: il destino del mondo, la cura del creato, l’armonia della natura e stili di vita sostenibili”. L’obiettivo è “una giusta transizione ecologica, una agricoltura sostenibile che garantisca l’accesso al cibo per tutti, per promuovere relazioni armoniose, radicate nel rispetto reciproco e nella cura del benessere per tutti”.