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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (1 febbraio 2026)
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  • La tenda commemorativa difronte a Le Censtellation a Crans Montana

    «Nulla è finito!»: L'abbraccio di Papa Leone XIV alle famiglie di Crans-Montana

    Non subisce i segni del tempo il “bello”, la felicità vissuta accanto a chi si ama. Anche quando non c’è più, e il tempo del dolore si impasta con quello dell’incomprensione, dell’abbandono. Papa Leone XIV si immerge, “per quanto possibile”, nello strazio delle famiglie delle vittime del tragico incendio di Crans-Montana, riunite oggi, 1 febbraio, in una veglia di preghiera nella cattedrale di Sion, in Svizzera. E tra le righe del testo, offre un orizzonte: la “dolce” e serena certezza, incarnata in Gesù risorto, di una nuova alba in cui potersi ricongiungere: “Nulla è finito!”

    "Conservare il coraggio"

    Il messaggio del Pontefice, in lingua francese, viene letto dal vescovo di Sion, monsignor Jean-Marie Lovey, nel momento di raccoglimento promosso dalle Chiese cattolica ed evangelica riformata del Vallese per commemorare la tragedia di Capodanno nella quale hanno perso la vita 41 persone, in maggioranza giovani, e ne sono rimaste ferite oltre 110. Leone XIV si rivolge “con commozione” a quanti hanno perso una persona cara o assistono alle sofferenze di chi è rimasto ferito, segnato “per tutta la vita”.

    Desidero semplicemente esprimervi la mia vicinanza e la mia tenerezza, con quelle di tutta la Chiesa che, con la sua presenza materna desidera, per quanto possibile, portare con voi il fardello, e che prega il Signore Gesù di sostenere la vostra fede nella prova.

    Un possibile appoggio, il Papa lo intravede nei sacerdoti e nelle comunità cristiane, nel loro aiuto “fraterno e spirituale”, capace di lenire il dolore e di aiutare a “conservare il coraggio”.

    L'affidamento a Maria

    Sofferenza, smarrimento, isolamento, sono le sensazioni che il Pontefice legge nelle anime “trafitte” dalla tragedia avvenuta nelle prime ore del 2026 all’interno della discoteca Le Constellation.

    Non posso che affidarvi alla Vergine Maria, Nostra Signora dei Dolori, affinché vi stringa al suo cuore e vi inviti a guardare insieme a lei la Croce sulla quale anche il suo amato Gesù ha sofferto e ha donato la propria vita.

    Dolore e resurrezione condivisa

    Sul Calvario, scrive il Papa, “il Figlio di Dio, Dio in persona”, ha voluto partecipare allo stesso dolore quanti oggi si trovano nella cattedrale di Sion. Ma non è l’unica sensazione comune:

    Condividerà con voi anche la sua gloriosa e beata risurrezione. Perché Gesù è davvero risorto!

    La "dolce certezza"

    In questa affermazione risiede la “dolce certezza” che la Chiesa proclama “con sicurezza e serenità”: un pilastro su cui poggia “la nostra immensa speranza”. Quella di rivedere, un giorno, chi è stato perduto;  e quella di vedere, già “quaggiù”, sorgere l’alba “di un giorno nuovo”, in cui la gioia tornerà ad albergare nei cuori.

    Siatene assolutamente certi, come afferma san Paolo: né la morte, né la vita, né il presente, né il futuro, né le prove, né la separazione, né la sofferenza… nulla potrà separare voi e i vostri cari dall’amore di Dio che è in Cristo. E nulla di ciò che avete vissuto di bello e felice con loro è perso per sempre; nulla è finito!

    Tra Croce e Cielo

    Così gli occhi di Maria vegliano su questi “giorni tristi e bui”, dalla Croce fino all’orizzonte celeste, “sempre luminoso”.

    Aggrappandovi fermamente all’ancora della speranza che lì è saldamente fissata e che Gesù vi tende, riceverete la forza e il coraggio di perseverare e di proseguire il vostro cammino.

    fonte: vaticannews

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