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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (26 febbraio 2026)
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  • Aristides de Sousa Mendes

    Oggi la "Giornata della Coscienza". Il Papa ricorda il salvataggio di Aristides de Sousa Mendes

    Al termine dell’udienza generale di mercoledì 17 giugno, Papa Francesco ha ricordato la “Giornata della Coscienza” che è “ispirata alla testimonianza del diplomatico portoghese Aristides de Sousa Mendes, il quale, ottant’anni fa, decise di seguire la voce della coscienza e salvò la vita a migliaia di ebrei e altri perseguitati”. Il 17 giugno 1940 de Sousa Mendes ebbe la crisi di coscienza che lo portò, in disobbedienza al suo governo, a concedere visti agli ebrei in fuga a migliaia. Tra quelli che si salvarono, anche l’artista Salvador Dalì.

    Ricorre oggi la “Giornata della Coscienza”, ispirata alla testimonianza del diplomatico portoghese Aristides de Sousa Mendes, il quale, ottant’anni or sono, decise di seguire la voce della coscienza e salvò la vita a migliaia di ebrei e altri perseguitati. Possa sempre e dovunque essere rispettata la libertà di coscienza; e possa ogni cristiano dare esempio di coerenza con una coscienza retta e illuminata dalla Parola di Dio.

    Nato nel 1885, Aristides de Souza Mendes era console a Bordeaux nel 1940, durante l’occupazione nazista quando si ritrovò ad affrontare un dilemma morale: obbedire agli ordini del governo o ascoltare la sua coscienza e dare agli ebrei visti che avrebbero permesso loro di scappare dalle forze naziste che avanzavano? De Souza Mendes scelse la voce della coscienza, decisione che pose fine alla sua carriera diplomatica sotto il dittatore portoghese Antonio de Oliveira Salazar.

    Nessuno sa con certezza quanti visti di transito siano stati rilasciati, ma si stima siano stati tra i 10 mila e i 30 mila. La Sousa Mendes Foundation ha identificato 3800 persone che hanno ricevuto i visti firmati dal console.

    Sousa Mendes, convocato a Lisbona, riportò dell’iniziativa, e per la sua disobbedienza fu espulso dal corpo diplomatico e lasciato senza pensione. La sua casa rimase in rovina, i suoi figli dovettero emigrare per trovare fortuna altrove. Ma oggi sono in molti ad essere grati per quella crisi di coscienza che il 17 giugno 1940 lo portò a salvare migliaia di persone.

    Solo lo scorso 9 giugno il Portogallo ha garantito il riconoscimento ufficiale al suo diplomatico disobbediente, e il Parlamento ha deciso che ci sarà un monumento con il suo nome nel Pantheon nazionale.

    Sulla figura di Sousa Mendes e sulla sua storia è stato realizzato anche un film dal titolo: Désobéir (Aristides de Sousa Mendes) (2008).

    La festa di Adam Hilary Bernard Chmielowski

    Nei saluti in lingua polacca, Papa Francesco ha ricordato anche la festa di Adam Hilary Bernard Chmielowski (1845 – 1916), monaco francescano polacco che arrivò alla vocazione dopo una vita tumultuosa in cui è stato anche attivo in politica e ribelle e pittore, e che divenne noto per la sua dedizione al lavoro per i poveri e i senzatetto, tanto che fu chiamato “il poverello polacco”.

    Oggi ricorre la memoria liturgica del Santo Fratello Albert Chmielowski, protettore dei poveri. Egli aiutava i senzatetto e gli emarginati a ritrovare un posto degno nella società. Avendo egli imitato l’esempio di San Francesco d’Assisi, viene chiamato il “Poverello” polacco. Il motto della sua vita era: “Essere buono come il pane”. Seguiamolo nell’amore fraterno, portando aiuto agli affamati, agli sconfitti della vita, ai poveri, ai bisognosi e soprattutto ai senzatetto. Sia lodato Gesù Cristo.]

    La svolta, per Chmielowski, avvenne nel 1880, quando si unì all’Ordine dei Gesuiti, che poi lasciò a causa della depressione, e quindi divenne francescano, e si stabilì a Cracovia, dove rimase sempre più coinvolto nella cura dei poveri e dei senzatetto. Si opponeva alle elemosine, che non considerava un vero aiuto, ma un problema irrisolto di povertà con una procedura ad hoc che calmava la coscienza dei più ricchi.

    Agenzie/red

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