Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
no_image

Ottobre Missionario con padre Schmid, missionario in Bolivia: il Vangelo dialoga con le culture

di Katia Guerra

Ottobre è il mese dedicato all’attività missionaria della Chiesa. Quest’anno ha un significato particolare, perché la giornata missionaria mondiale, in calendario il 18 ottobre, compie 100 anni. Con Markus Cott, direttore di Missio Svizzera, abbiamo parlato di come la storia concreta di un missionario svizzero aiuta a spiegare cos’è l’impegno missionario.

Direttore Cott, può ricordarci l’origine della giornata mondiale missionaria?

Fino alla Rivoluzione francese, le missioni erano finanziate soprattutto dalle corone di Spagna e Portogallo. In seguito, nacquero nuove iniziative a sostegno delle missioni: nel 1822 fu fondata a Lione l’Opera della Propagazione della Fede, seguita dall’Opera della Santa Infanzia, dall’Opera di San Pietro Apostolo e dall’Unione Missionaria. Dopo la Prima guerra mondiale, papa Pio XI trasferì queste opere a Roma, facendole diventare pontificie. Questa decisione rispondeva sia alle tendenze centralizzatrici della Chiesa cattolica, sia alla necessità di superare il forte legame tra missione e interessi nazionali, una commistione problematica che la guerra aveva messo chiaramente in luce. Con l’introduzione della giornata missionaria mondiale nel 1926, la responsabilità per la missione universale trovò un posto stabile nell’anno liturgico. Da allora, in questa domenica, le Chiese locali di tutto il mondo raccolgono offerte per sostenere le Chiese che non sono ancora finanziariamente autonome. Ma non si tratta soltanto di aiuto economico: al centro vi sono anche la comunione nella preghiera e l’apprendimento reciproco tra le Chiese.

In Svizzera si è scelto di mettere l’accento sui progetti in Bolivia e sull’opera del gesuita svizzero p. Martin Schmid: quali sono i tratti della sua storia che meglio rappresentano le particolarità della missione?

La vicenda di padre Martin Schmid SJ (1694–1772) è particolarmente interessante perché permette di comprendere la missione non soltanto come annuncio religioso, ma anche e soprattutto come incontro tra culture. Naturalmente parliamo di una missione del XVIII secolo, inserita nel contesto coloniale dell’epoca, e quindi dobbiamo evitare di idealizzarla. È però significativo il modo in cui Schmid seppe entrare in dialogo con la cultura locale. Le chiese che costruì nella Chiquitania, nella pianura orientale della Bolivia, si ispiravano alle grandi case comunitarie della popolazione locale. Schmid portò certamente con sé idee europee, ma seppe adattarle alle tradizioni e alla cultura del luogo. È interessante confrontare queste chiese con molti edifici religiosi costruiti più tardi, alla fine dell’Ottocento e nel Novecento, in altri territori di missione, che potrebbero trovarsi altrettanto bene in Italia, Germania o Francia. Un altro elemento fondamentale è la musica, che ha avuto un ruolo importantissimo nell’evangelizzazione dell’America Latina. Nella regione in cui operò Schmid, egli introdusse la musica polifonica, costruì con gli indigeni strumenti musicali e si dedicò alla formazione musicale della popolazione locale, per la gloria di Dio. La cosa affascinante è che questa tradizione non è scomparsa con l’espulsione dei gesuiti nel 1767, ma continua a vivere ancora oggi.

Lei ha accompagnato i nostri colleghi di «Strada Regina» e «Chiese in diretta» nel loro viaggio in Bolivia: cosa le è rimasto impresso di questa esperienza?

A parte il freddo che abbiamo patito quando soffiava il vento dall’Antartide, ciò che mi ha colpito maggiormente è stata la festa dei Santi Pietro e Paolo a San Javier. Durante la celebrazione, un coro e un’orchestra composti da bambini e ragazzi hanno eseguito una messa barocca. È seguita poi la processione degli Yarituses: centinaia di persone con maschere e ornamenti di piume che danzavano e cantavano. Vedere convivere in una stessa festa la tradizione cristiana, la musica barocca e le espressioni della cultura locale è stato davvero commovente: «La bellezza salverà il mondo», per riprendere la frase di Dostoevskij.

Strada Regina

Martin Schmid. Una storia che unisce Svizzera e Bolivia - Strada Regina del 26.9.2026

Nel centenario della Giornata Missionaria Mondiale, nata nel 1926 dall'appello di Papa Pio XI, un racconto unisce Svizzera e Bolivia. Al centro ci sono Martin Schmid, Felix Plattner e Hans Roth, tre figure amate dai popoli della Chiquitania per le loro chiese diventate Patrimonio UNESCO.

Chiese in diretta

La melodia dell’incontro: sulle orme di padre Martin Schmid - Joseph Jenni, pioniere dell’energia solare - Chiese in diretta del 27.9.2026

Un viaggio tra la Svizzera e la Bolivia alla scoperta di due figure straordinarie: il gesuita settecentesco Martin Schmid, tra musica barocca e rituali indigeni, e Joseph Jenni, pioniere dell'energia solare che unisce fede riformata e impegno ecologico per la salvaguardia del Creato.

Nella Svizzera italiana previsti pranzi e momenti di preghiera

Tutti i venerdì, alla 12.15, al Centro pastorale San Giuseppe a Lugano, sono proposti i pranzi «A tavola con Missio», un viaggio alla scoperta dei continenti: il 9 ottobre l’Africa, il 16 l’Europa, il 23 l’America, il 30 l’Oceania.

Il programma prevede, inoltre, martedì 6 ottobre alle ore 20, nella chiesa di San Rocco, a Bellinzona, l’«Adorazione giovani» in collaborazione con la Pastorale Giovanile e due veglie missionarie con l’ensemble «Vox clara» e la musica barocca di padre Martin Schmid: la prima sabato 17 ottobre alle 20.30 nella chiesa della Trasfigurazione a Breganzona e la seconda domenica 18 ottobre alle 17 nella chiesa Collegiata S. Vittore a Balerna.

Domenica 25 ottobre, alle ore 10, nella chiesa San Giulio di Roveredo, si svolgerà una celebrazione eucaristica.

Per altri eventi in Svizzera: www.missio.ch

News correlate

News più lette