Era gennaio del 2007 quando Benedetto XVI decise di spegnere una folle polemica di alcuni “professori” che contestavano la sua visita a La Sapienza per l’apertura dell’Anno accademico 703 in un ateneo che stato fondato secoli prima proprio da un Pontefice. Una contestazione di 67 docenti universitari che non gradiscono la visita e criticano un testo del 15 marzo del ’90 dell’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Ratzinger, sul processo a Galileo Galilei.. Ma il testo venne pubblicato.
Il14 maggio 2026 in una atmosfera del tutto diversa Leone XIV è arrivato nell’ Ateneo fondato da Bonifacio VIII nel 1303. Tanto che il Papa visita anche la esposizione dell’archivio dei rapporti tra il Papato e l’Università La Sapienza. Anche perché a partire dal 2009 è iniziato un processo di riordino che ha portato all’adozione nel 2010 del nuovo Statuto, ulteriormente revisionato nel 2015.
La prima piccola riflessione è per i giovani riuniti nella cappella “perché la mia è una vista pastorale” dice il Papa per conoscere voi e condividere la fede chi cerca la verità alla fine cerca Dio e incontrerà Dio nella bella della creazione. É Dio che ci ha data la meravigliosa creazione a tutti noi. Che il vostro studio sia un incontro con Dio e la bellezza della vita.
Questo è un laboratorio dei cuori umani con 125 mila studenti provenienti da tutto il mondo, che faranno il mondo di domani. Qui si vuole vivere la fede con un approccio razionale all'altezza del XXI secolo” come dice don Gabriele Vecchione, il cappellano.
Il Papa ha messo al centro la verità e l’inquietudine:
“Quando il desiderio di verità si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un mondo nuovo”.
La ricerca sulle orme di Sant’Agostino. C’è quella triste nata dalle stagioni difficili quando qualcuno “può avere l’impressione che non finiscano mai. Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni” che nasce dalla “menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia. Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!”.
Il Papa pone domande: chi siamo e che mondo stiamo lasciando?
Alla prima “possiamo rispondere solo noi, per noi stessi, ma alla quale non possiamo mai rispondere da soli”. Mentre alla seconda in “un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra” e quindi
“la semplificazione che costruisce nemici va allora corretta, specie in università, con la cura per la complessità e il saggio esercizio della memoria”. E con il ripudio della guerra.
E ancora, di fronte a spese militari aumentate, soprattutto in Europa, il Pontefice torna a mettere in guarda che questo è un crinale troppo pericoloso e, soprattutto, il suo è un invito a distillare il linguaggio dalle mistificazioni:
“Non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”
Il Papa aveva salutato i giovani islamici di Gaza arrivati a La Sapienza grazie ad un corridoio umanitario per completare gli studi e la sua riflessione si allarga al tema del commercio delle armi: “Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti” e lo studio, la ricerca, gli investimenti devono essere “un radicale “sì” alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!”.
Allora senza rassegnarsi, mentre “l’implosione di un paradigma possessivo e consumistico libera il campo al nuovo che già germoglia: studiate, coltivate, custodite la giustizia!”
E ai docenti il Papa ricorda che “insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni”. Anche perché il sapere, “non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si è”.
Qual è lo scopo della visita?
E lo scopo della visita per il Papa è chiaro: “vuole essere segno di una nuova alleanza educativa tra la Chiesa che è in Roma e la vostra prestigiosa Università, che proprio in seno alla Chiesa è nata e cresciuta”.
fonte: acistampa/red