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Paul Martone: «La Fraternità San Pio X non è altro che una setta»

In seguito alle ordinazioni episcopali illegali di inizio luglio 2026 a Écône (Vallese), la Fraternità San Pio X (FSSPX) è diventata una setta, ha recentemente ribadito Paul Martone, portavoce per la parte germanofona della diocesi di Sion. Segnala inoltre che i fedeli del Vallese avranno la possibilità di assistere a messe in vetus ordo una volta al mese a Termen.

«La Fraternità San Pio X ha deciso di andarsene. Non vuole tornare, perché si considera l'unica vera Chiesa. La FSSPX è ormai una setta, bisogna dirlo chiaramente», afferma Paul Martone nel Walliser Bote (25 luglio 2026). «È un movimento antidemocratico che considera la monarchia come un ideale», osserva inoltre il responsabile della comunicazione nell'intervista.

Paul Martone è tuttavia lui stesso un accanito sostenitore della messa in vetus ordo (comunemente detto rito tridentino). È stato incaricato dall'ex vescovo di Sion, mons. Norbert Brunner, e poi da mons. Jean-Marie Lovey, vescovo attuale, di offrire tali celebrazioni in Vallese. Spiega di essersi formato appositamente per questo, all'epoca, in Francia.

Per le due forme del rito

Il sacerdote vallesano invita quindi a non confondere la FSSPX con la messa in rito antico. Spiega perché apprezza quest'ultimo: «Mi rivolgo a Dio, non alle persone dietro di me. Sto davanti al tabernacolo e sono molto meno distratto (…) È molto più calmo, più mistico. È questo che fa tutta la differenza. Si ha la sensazione di essere direttamente davanti a Dio.»

Naturalmente, Cristo è presente anche per i fedeli che assistono alla messa «normale», precisa il portavoce. «Ma si tratta di due celebrazioni totalmente diverse. Trovo solo che la Chiesa dimostri generosità autorizzando le due forme del rito (…) – ma come alternativa, come complemento, e non come un'arma.»

Messe in rito tridentino una volta al mese

È così che, a partire dal 23 agosto 2026, Paul Martone celebrerà ogni quarta domenica del mese una messa secondo il rito tridentino a Termen, vicino a Briga. Con la benedizione del vescovo di Sion. «Il messaggio è che siamo aperti e che vogliamo offrire un rifugio a chi vi è legato (alla messa in vetus ordo, ndr). Ma nella speranza che queste persone assistano anche, le altre domeniche, alle messe 'normali' delle loro parrocchie. Non si tratta di sottrarre fedeli alla Fraternità San Pio X. Ma quando parlo con giovani che fanno parte di questa Fraternità, constato quanto siano sottoposti a una pressione estrema e quasi maltrattati da regole troppo rigide. Se si vede solo la bellezza della liturgia e si oscura tutto il resto, si vive in un mondo illusorio. Bisogna esserne consapevoli.»

Una ricerca di mistica?

Paul Martone ammette tuttavia che si possa essere attratti da questo tipo di liturgia. Spiega che, nelle messe in rito antico che celebra a Saint-Pierre-de-Clages, «ci sono sempre molte giovani famiglie tra i fedeli. Cercano semplicemente il silenzio e l'incontro personale con Dio. Durante la messa in latino, ci si siede su una panca, si osserva, si prega in silenzio e si presentano le proprie intenzioni a Dio in silenzio. Non si ha nulla da 'produrre', si può semplicemente essere se stessi. Molte persone oggi avvertono una mancanza di mistica e di mistero.»

Una mistica che esiste anche nel nuovo rito, assicura Paul Martone, anche se quest'ultimo «è stato spesso interpretato in modo troppo disinvolto dopo il Concilio.» Per il responsabile della comunicazione, «molti sacerdoti della generazione del '68 pensavano di doversi realizzare personalmente e di poter celebrare la messa come meglio credevano. Era un abuso, ma posso dire che la situazione è migliorata negli ultimi anni nelle nostre parrocchie (…) Dobbiamo vigilare affinché il nuovo rito venga celebrato come prescritto. Papa Benedetto XVI ha sempre sottolineato che si trattava di uno stesso rito in due forme. Entrambe hanno la loro ragion d'essere: la nuova mette l'accento sulla comunione, l'antica sulla dimensione mistica. Dovrebbero poter coesistere come forma ordinaria e forma straordinaria.»

fonte: cath.ch/walliserbote/arch/kath/rz/traduzione catt.ch

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