I vescovi svizzeri stanno attualmente esaminando la creazione di un registro nazionale dei risultati delle valutazioni (assessment) previste nell’ambito della prevenzione degli abusi, ormai obbligatorie per tutti gli operatori pastorali nella Chiesa in Svizzera. Le Chiese cantonali, in qualità di datori di lavoro, desiderano a loro volta avere accesso a questi dati.
di Regula Pfeifer / kath.ch
Previste nell’ambito della prevenzione degli abusi, queste valutazioni devono permettere di individuare i rischi ed eventualmente escludere le persone problematiche. «Ma come in ogni impresa o organizzazione, gli assessment restano strumenti di consulenza e la decisione di assunzione spetta sempre all’autorità competente, in questo caso ai formatori o ai vescovi», sottolinea Maurice Greder, portavoce della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS).
Diocesi per diocesi
I rapporti di valutazione sono attualmente trattati e conservati in modo confidenziale nelle diocesi. Vi hanno accesso solo i responsabili diocesani della formazione, il che può variare da una diocesi all’altra. I documenti non sono conservati in modo centralizzato, né presso la CVS, né presso la Conferenza centrale cattolica romana (RKZ), né nelle Chiese cantonali.
Le modalità con cui i dossier saranno conservati e resi accessibili in futuro saranno disciplinate più dettagliatamente mediante il documento sulle disposizioni di attuazione del decreto dei vescovi diocesani svizzeri dell’11 marzo 2025, ha spiegato a cath.ch Maurice Greder. «Le disposizioni di attuazione sono attualmente in fase di elaborazione e saranno discusse nella prossima assemblea della CVS all’inizio di marzo. Comunicheremo a tempo debito.»
La CVS intende «garantire una procedura adeguata e giuridicamente sicura», prosegue Greder. Per questo «diverse varianti sono attualmente esaminate con attenzione, in particolare per quanto riguarda lo scopo, la responsabilità, i diritti di accesso, la protezione dei dati e le interfacce con le strutture esistenti».
E aggiunge: «In questa vicenda, le disposizioni sulla protezione dei dati e i diritti della personalità dei futuri pastori interessati restano la priorità assoluta.»
Accesso ai dati per le corporazioni ecclesiastiche?
Le corporazioni ecclesiastiche parrocchiali e cantonali attualmente non hanno accesso ai risultati delle valutazioni. «Questo non ci soddisfa», dichiara a kath.ch Urs Brosi, segretario generale della Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ). Infatti, i risultati negativi relativi a una persona sono determinanti non solo per il conferimento della missione episcopale (missio canonica), ma anche per l’assunzione della persona stessa.
È qui che intervengono come datori di lavoro le parrocchie o le Chiese cantonali. Tuttavia, «i datori di lavoro sono responsabili degli atti dei loro collaboratori», sottolinea Brosi.
La RKZ e la CVS negoziano da tempo la questione dell’accesso ai risultati delle valutazioni. Il punto controverso è se il vescovo o un suo rappresentante debba informare dell’esito dell’assessment l’autorità che assume l’agente pastorale.
La richiesta di un registro nazionale delle persone che non sono o non sono più autorizzate a svolgere un’attività pastorale, invece, non è stata finora affrontata, precisa Urs Brosi. Ma ciò dovrebbe essere possibile: «I principi della protezione dei dati non devono essere interpretati unilateralmente a favore dei potenziali autori, ma anche per proteggere le potenziali vittime», sottolinea lo stesso Brosi.
fonte: cath.ch/kath.ch/mp/traduzione e adattamento catt.ch