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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • «Ruminatio sinodale»: abitare insieme il respiro di tutti

    Per tutti è la prova più grande, quella che entra nel profondo della mente e del cuore di una persona. È una sfida che non può restare non raccolta, non valorizzata, restare senza il coraggio di una risposta.

    Entrare in contatto con la vita degli altri non è solo questione di un attimo, di un seppur lodevole moto o gesto filantropico, ma è una dimensione e un atto di volontà della propria vita, che non resta indifferente o chiusa al vissuto di chi stiamo guardando in questo momento, ma che si apre invece alla vita degli altri compagni di viaggio. È uno stile di fraternità umana e di solidarietà sincera la prova che siamo chiamati a superare, con ogni concreta persona, questo uomo e questa donna a sua volta in cammino accanto a noi.

    Abitare il respiro della vita degli altri, per i più coraggiosi, della vita di tutti, significa anche entrare dentro la brezza delle loro storie personali, fatte di nomi e di volti, di vissuti quotidiani plasmati dagli eventi del tempo che stiamo vivendo, positivi o negativi che siano; significa onorare l’unicità dei cammini personali e condivisi di ciascuno, celebrare i traguardi raggiunti da molti, portare alla luce di tutti la testimonianza di senso e di valore di coloro che ci stanno camminando accanto, secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, giorno dopo giorno… nel tempo che a tutti ci è dato da vivere.

    Ma qui occorre ribadire un’attenzione grande da mettere in gioco, quel qualcosa di unico che fa la differenza nello stile di varcare la soglia della vita delle altre persone, ossia con saggezza e con delicatezza condividere e abitare nello scorrere del tempo le gioie e le speranze, le ferite e i dolori, le angosce e i sogni, le forze e le fragilità di ciascuno, perché è proprio nel prendersi cura degli altri che ritroviamo finalmente vita e respiro anche e per noi.

    don Sergio Carettoni

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