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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • «Ruminatio sinodale»: celebrare la pace della luce

    La cosa migliore del futuro è che arriva un giorno alla volta; ed ogni secondo e minuto, ora e giorno, mese ed anno che stiamo vivendo adesso custodiscono in essi la luce degli occhi, l’eco caldo di parole ascoltate, il profumo di fragranze di abbracci di cuore, la delicatezza di carezze che al loro passaggio toccano l’anima, il sapore di un gusto gradevole, non più amaro, dello stare insieme agli altri compagni di viaggio, persone tutte che si incontrano e si abitano in una cascata di istanti di vera fraternità.

    Sforzandoci di guardare alla nostra vita con maggiore positività, schiudendo con più fiducia gli occhi su nuovi orizzonti attorno, anche se ancora sconosciuti e incerti perché non del tutto sperimentati sulla nostra pelle, via via si apre davanti ai nostri passi il gioco sinuoso tra luci e tenebre, tra opportunità positive di crescita e paure interiori dalle quali non ci siamo ancora liberati.

    Eppure, per non restare bloccati nel nostro viaggio, per sopravvivere a qualsiasi catena di negatività di pensiero e di affetto, abbiamo tutti bisogno di un nuovo atto di coraggio per fronteggiare l’ignoto della vita e per guardare alle tenebre come a qualcosa che si può vincere per davvero. Ogni istante buio nella nostra storia personale, ogni passaggio dentro le oscurità che ci investono, ogni giorno nero attorno, non fanno altro che trascinarci l’uno dopo l’altro dentro paesaggi di tristezza, fino a trovarci immersi dentro vere e proprie stagioni di negatività interiore. È un rischio che tutti corriamo ma che dobbiamo reciprocamente aiutarci a fronteggiare e a superare via via con il sostegno degli altri.

    Infatti, se per davvero le tenebre sono da pensare e da vivere solo come un tempo in cui ancora non è arrivata in noi la forza della luce, che tutto illumina e tutto rivela nella sua bellezza, proprio per non restare imbrigliati in esse, abbiamo bisogno di scendere nelle nostre profondità interiori fino al punto in cui ritrovarci illuminati ancora una volta da quella scintilla luminosa che fu lo scoccare della nostra vita. Ecco cosa celebrare della luce, la pace, l’armonia e il senso profondo del nostro esistere.

    don Sergio Carettoni

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