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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • «Ruminatio sinodale»: è presto se tu te ne vai

    Non resta certo a guardare, là dove c’è bisogno di un respiro di vita nuova; là dove c’è necessità di un colpo d’ala per risollevare una persona dalle ferite della sua vita ed aiutarla a ritrovare un nuovo senso al proprio viaggio, un nuovo orizzonte per gli occhi e per il cuore, una meta da raggiungere passo dopo passo, giorno dopo giorno.

    Nei vangeli ci viene presentato a più riprese un giovane rabbì di Nazareth, Gesù, tutto intento ad incrociare il percorso esistenziale di ogni persona, uomini e donne bisognosi dell’amore di un padre, Quello dei Cieli. Una missione d’amore capace di cose impossibili.

    È un po’ la nostra stessa esperienza personale quando avvertiamo nel profondo di noi stessi quel bisogno di risollevarci in piedi e con rinnovato slancio rimettere in gioco tutte le potenzialità che sentiamo ancora pulsanti in noi, non ancora sbocciate a dovere, ancora non lasciate libere di esprimersi dentro la novità di giorni senza numero che già bussano alla porta della nostra storia personale.

    Celebrare una risurrezione, oltre le fatiche di pensiero, oltre le ferite del cuore e oltre azioni non sempre vincenti è quel qualcosa di unico e di irripetibile, la forza inarrestabile della vita, che sprigiona oltre ogni limite umano una tale luminosità di senso e di calore da attrarre a sé la bellezza di ogni mente e di ogni cuore. È volontà di vita che chiama a vita ogni dimensione del nostro esistere.

    Ed anche se ad un certo punto del viaggio ci viene spontaneo dire a Gesù «È presto se tu te ne vai» nello stesso istante comprendiamo che proprio là dove sarà lui là saremo anche noi, perché non si è mai udito dire che si perdono le persone che si sono incontrate per davvero nella verità e nella bellezza dei propri cuori, abbracciate a pelle d’anima, a pieni polmoni respirate con tutto se stessi.

    Non smettiamo di ripeterci gli uni gli altri che dove sarà Lui saremo anche noi, già oggi dentro la gioia della nostra libertà.

    Don Sergio Carettoni

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