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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • «Ruminatio sinodale»: sulla soglia di un addio

    È uno dei passaggi più delicati nella nostra vita, una tra quelle esperienze che, se non affrontate e non gestite per bene, rischia di trasformarsi permanentemente in una ferita aperta che al solo ricordo riprende a sanguinare ogni volta. Se un addio è per sempre, è estremamente importante sceglierlo, dirlo e farlo con consapevolezza e con piena volontà; così come diventa alla fine davvero necessario e inevitabile accettarlo e farlo proprio e, via via, viverlo anche per la propria sopravvivenza.

    Sulla soglia di un addio ci si ritrova di fronte alla fine di tutto quello che è stato importante fino a quel momento; al bene e al male che hanno insieme attraversato i giorni di una storia interrotta, che da ora in poi resterà dentro il suo angolo di passato. Sulla soglia di un addio impariamo a guardare ogni cosa da un punto di osservazione sempre più distante da dove ci troviamo in questo preciso istante, perché dentro un addio prendiamo atto di tutto ciò che da ora in poi non farà più parte della nostra vita.

    Vuoi o non vuoi, un addio è per sempre, e dentro questo per sempre è urgente imparare a fare i conti con la nuova realtà della nostra vita, là dove chi c’era fino ad oggi da oggi non ci sarà più. Sulla soglia di un addio ci ritroviamo tra le mani quanto ora nella nostra vita resta di quel tessuto di relazioni che iniziarono ad abitarci dentro in giorni ormai lontani, e che ad un certo punto del loro cammino hanno conosciuto l’esperienza sofferta della loro fine, il capolinea di una storia condivisa fin qui.

    Accogliere la fine di ogni esperienza umana, celebrare con tutto se stessi un addio per sempre di quanti abbiamo incontrato, conosciuto e accolto dentro la nostra storia personale è un po’ un restare lì, da soli, in compagnia con la verità del proprio cuore, dentro la sincerità dei propri pensieri e lì lasciarsi illuminare un angolo del volto da un raggio di luce capace di raggiungerci proprio quando ci ritroviamo abbracciati dall’ombra che tutto avvolge.

    Restiamo lì, sospesi, tra un respiro che tutto vuole trattenere e un raggio di luce che già sa restituirci a noi stessi e indicarci un primo passo di libertà.

    don Sergio Carettoni

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