Lorenzo Cuneo morì a soli 28 anni, il 23 ottobre 1998, travolto da un automezzo sull’autostrada A1 mentre prestava soccorso a un automobilista in difficoltà. Volontario della Caritas, capo scout e impegnato nell’aiuto ai senzatetto, ai profughi e ai bambini più fragili, è ricordato nel suo quartiere come il “santo del quartiere”. Venerdì 6 novembre 2026 il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, aprirà ufficialmente l’inchiesta diocesana per la sua beatificazione e canonizzazione.
C’è una santità che non nasce dai gesti straordinari compiuti davanti al mondo, ma dalla capacità quotidiana di accorgersi degli altri, di riconoscere la sofferenza e di trasformare la solidarietà in un impegno concreto. È la testimonianza lasciata da Lorenzo Cuneo, giovane romano, scout, volontario e animatore di iniziative caritative, la cui vita è diventata per tante persone un esempio di generosità cristiana vissuta fino alle estreme conseguenze.
Venerdì 6 novembre 2026, nella sede del Vicariato di Roma, il cardinale Baldo Reina, presiederà la solenne apertura dell’inchiesta diocesana per la causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Lorenzo Cuneo, nato nella capitale il 15 settembre 1970 e morto il 23 ottobre 1998, a soli 28 anni.
Con questa celebrazione comincerà ufficialmente il lavoro del tribunale ecclesiastico chiamato a raccogliere testimonianze, documenti e ogni elemento utile a ricostruire la sua vita, le sue virtù cristiane e la fama di santità che lo accompagna.
Il “giro del giovedì”, una carità che continua
Tra i segni più significativi lasciati da Lorenzo Cuneo c’è il “giro del giovedì”, iniziativa nata nella parrocchia di San Giovanni Battista De Rossi di Roma e dedicata all’assistenza delle persone senza dimora nelle stazioni ferroviarie romane, attraverso la distribuzione di cibo e la vicinanza concreta a chi vive ai margini.
Un’opera che, secondo il ricordo tramandato da quanti lo hanno conosciuto, non era per Lorenzo un’attività accessoria, ma un modo di intendere la vita cristiana. Non bastava riconoscere nei poveri una categoria da aiutare: bisognava incontrarli, ascoltarli, condividere almeno in parte le loro difficoltà e restituire loro attenzione e dignità.
Il valore di questa esperienza è anche nella sua continuità. Il servizio nato dalla sua iniziativa è tuttora attivo e testimonia come un gesto di solidarietà possa superare la vita di chi lo ha promosso, diventando patrimonio di una comunità.
È una concezione della carità che richiama il cuore del Vangelo: non un sentimento astratto, né una semplice assistenza materiale, ma una relazione con le persone più fragili, nella quale ogni essere umano viene riconosciuto come portatore di una dignità che non dipende dalla sua condizione economica o sociale.
Dalla Bosnia alla Romania, accanto alle vittime delle guerre e della povertà
L’impegno di Lorenzo non si limitava al quartiere e alla città di Roma. La sua disponibilità a mettersi al servizio degli altri lo portò anche in Umbria dopo il terremoto, dove partecipò alle attività di volontariato in favore delle popolazioni colpite, e tra i profughi della guerra nell’ex Jugoslavia, in particolare in Bosnia.
Fu presente anche in Ucraina, nell’ambito delle esperienze promosse dal Movimento dei Focolari, e in Romania, dove contribuì in modo determinante alla realizzazione di una struttura ospedaliera e di una casa famiglia per bambini affetti da AIDS.
Sono esperienze diverse, accomunate dalla scelta di non restare indifferente davanti alla sofferenza. Di fronte alle conseguenze dei conflitti, alle emergenze naturali, alla malattia e all’abbandono, Lorenzo cercava di offrire un aiuto concreto, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità.
La sua testimonianza assume un significato particolare anche oggi, in un mondo segnato da guerre, migrazioni forzate e crescenti disuguaglianze. Ricorda che la solidarietà non può fermarsi ai confini nazionali e che la fraternità, quando è vissuta davvero, supera le distanze geografiche, culturali e religiose.
La fede, l’impegno civile e la cura del creato
Studente di Scienze Naturali all’Università La Sapienza, Lorenzo Cuneo seppe coniugare la dimensione spirituale con la partecipazione alla vita della città. Si impegnò nella tutela ambientale, prendendo parte alle attività del Comitato Parco della Caffarella, e fu eletto consigliere municipale a soli 27 anni.
La sua esperienza mostra come fede e responsabilità civile possano procedere insieme. La preghiera e la contemplazione non lo allontanavano dai problemi concreti della società, ma alimentavano una disponibilità a intervenire, a partecipare e a farsi carico delle necessità della comunità.
L’attenzione per l’ambiente, il servizio ai poveri e la vicinanza alle vittime delle guerre appartengono a un medesimo orizzonte: il rispetto della vita in tutte le sue manifestazioni e la convinzione che la dignità umana richieda impegno, responsabilità e solidarietà.
In questa prospettiva, la figura di Lorenzo parla anche alle nuove generazioni. Il suo percorso dimostra che l’impegno cristiano non è necessariamente separato dalla vita universitaria, dall’associazionismo, dalla partecipazione politica locale o dalla difesa dei beni comuni. Al contrario, può trovare proprio in questi ambiti occasioni concrete per tradursi in servizio.
L’ultimo gesto sull’autostrada A1
Lorenzo morì il 23 ottobre 1998, mentre prestava soccorso a un automobilista in difficoltà sull’autostrada A1. Fu travolto da un automezzo e perse la vita a soli 28 anni.
La sua morte ha segnato profondamente quanti gli erano vicini. In quel gesto finale molti hanno riconosciuto la coerenza di un’esistenza interamente orientata verso gli altri: la stessa disponibilità che lo aveva portato accanto ai senzatetto, ai profughi, ai bambini malati e alle persone colpite dalle emergenze si manifestò ancora una volta davanti a qualcuno che aveva bisogno di aiuto.
La Chiesa, nell’avviare la causa di beatificazione, non trasforma automaticamente una morte generosa in una dichiarazione di santità. Sarà il percorso canonico a esaminare la sua vita, le virtù e gli elementi necessari per giungere a un eventuale riconoscimento ufficiale. Ma il significato umano e spirituale della sua testimonianza è già presente nella memoria di chi lo ha conosciuto e nelle opere che ha contribuito a far nascere.
La santità come servizio: il significato della causa
L’apertura dell’inchiesta diocesana rappresenta dunque l’inizio di un percorso di verifica ecclesiastica, ma anche un’occasione per riportare all’attenzione pubblica una figura che ha fatto della prossimità agli ultimi il centro della propria esistenza.
Il titolo di “santo del quartiere”, con cui Lorenzo è ricordato affettuosamente, esprime il legame tra la sua testimonianza e la comunità che ne ha custodito la memoria. È una santità percepita anzitutto attraverso le relazioni, la disponibilità, il servizio e la capacità di trasformare la fede in azione.
In un tempo nel quale la parola solidarietà rischia spesso di ridursi a uno slogan, la sua vicenda richiama il valore di una scelta quotidiana: non voltarsi dall’altra parte quando qualcuno soffre. Una scelta che riguarda i credenti, ma che può parlare anche a chi, pur vivendo la propria esperienza spirituale in modo diverso, riconosce nella cura degli altri un fondamento della convivenza umana.
La causa di beatificazione e canonizzazione consentirà di approfondire questa eredità e di verificare il significato ecclesiale della fama di santità attribuita a Lorenzo Cuneo. La sua storia, intanto, consegna alla comunità romana un messaggio limpido: la grandezza di una vita non si misura soltanto dagli anni vissuti o dai risultati raggiunti, ma anche dal bene seminato e dalla speranza lasciata agli altri.
E il “giro del giovedì”, ancora oggi al servizio delle persone senza dimora, rimane forse la testimonianza più concreta di questa eredità: un’opera che continua a incontrare i poveri là dove vivono, ricordando che la carità autentica comincia sempre da una persona riconosciuta, ascoltata e accompagnata.
fonte: farodiroma/catt.ch