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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (16 febbraio 2026)
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  • «Una nascita che tutto cambia? Non sembra, eppure…»

    di Alain de Raemy, vescovo*

    Una nascita che tutto cambia? Non sembra. Non sembra che la nascita di Gesù abbia cambiato granché nell’andamento delle cose di questo mondo. Eppure, con grande devozione, noi cristiani la celebriamo anno dopo anno. Anzi, non parliamo di nascita ma proprio di Natale. Il Natale di Gesù.

    Perché? Perché per noi la nascita di Gesù non è semplicemente una nascita fra tante altre ma è l’avvenimento del Figlio di Dio nella nostra umanità, è il Natale del Signore! Un Natale cominciato con il suo concepimento eccezionale nel seno verginale di Maria. Per la stessa ragione non parliamo neanche del compleanno di Gesù. Ma sempre del suo Natale, evento unico, anzi decisivo. Il 25 dicembre non festeggiamo un compleanno, ma l’unico e insostituibile Natale!

    Il Natale e la Croce: un Dio che si fa prossimo

    Ma, di nuovo, cosa cambia nell’andamento di questo mondo con questo evento? Forse bisogna ritornare al giorno in cui, 33 anni dopo quel primo Natale, Gesù moriva in croce. Anche quel giorno ai presenti sembrò solo di assistere alla tragica, ingiusta, cruenta ed ennesima esecuzione di un innocente. Una in più… Ai più non sembrava che con quella fine violenta, Gesù crocifisso stesse sconfiggendo la morte.
    Ai più non sembrava che in quell’ingiustizia ci fosse la vittoria del più grande Amore.
    Ai più non sembrava che nella sconfitta di quell’uomo ci fosse la vittoria di Dio. Non sembrava.

    Eppure, fu ed è così. Dio non è rimasto lontano, ma è entrato personalmente in questo mondo, ha sposato la nostra condizione umana, assumendola fino in fondo, fino a far propria anche la morte.
    Sì, anche se tutto sembra progredire come se questo evento dell’incarnazione non fosse mai accaduto, la verità è un’altra: a partire da quel Natale – fino alla morte di Gesù e oltre essa – in contraddizione con quello che vediamo ogni giorno, tutto si muove al Bene. Infatti, se la croce non è la passione solo di un uomo, ma quella del Signore della storia, se sulla croce quando muore il Figlio, con il Figlio vince il Padre, tutto questo lo dobbiamo a quel primo Natale di 2000 anni fa, in cui Dio si è fatto uomo nascendo dalla Vergine Madre.

    Un evento che illumina la vita e conforta nella sofferenza

    Senza il Natale le vicende di questo mondo non hanno senso. Con il Natale, anche quella tragica e spaventosa morte sulla croce, acquista un senso insospettato, ci dischiude al più grande e inatteso Amore: quell’amore di Dio nell’uomo e per l’uomo.
    Questo fatto conforti tutti ma soprattutto coloro che sono nella sofferenza: gli anziani, i malati che vivranno le festività in ospedale, le famiglie toccate dalla precarietà economica, le persone fragili, chi dovrà trascorrere il Natale da solo, i carcerati, i migranti e tutti coloro che hanno perso, per diversi motivi, la speranza. Con il Natale, tutto è cambiato. Ormai il mondo, la storia, io e te abbiamo un solo orizzonte, la risurrezione, la Sua risurrezione per la nostra.
    Gloria a Dio nell’alto dei Cieli e Pace in terra agli uomini amati dal Signore!

    *Amministratore apostolico della Diocesi di Lugano

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