Domenica 1 febbraio 2026 in Cattedrale a Lugano alle 15 la Diocesi celebra la Giornata della vita consacrata, un appuntamento che ricorre in tutto il mondo ad inizio febbraio, in occasione della Festa della presentazione di Gesù al tempio. Tutti gli anni in Diocesi questo momento celebrativo è anche occasione per ricordare e festeggiare quei consacrati e quelle consacrate che sottolineano nell’anno in corso un particolare anniversario di consacrazione, mentre tutti i consacrati e le consacrate presenti in Ticino sono invitati a partecipare.
Gli anniversari particolari di professione religiosa in Ticino nel 2026
Domenica sono queste le persone consacrate - come ci ha comunicato l’ufficio liturgico della diocesi di Lugano - che saranno ricordate durante la celebrazione in Cattedrale per il loro anniversario.
Ricorre il 70esimo di professione religiosa di sr. Angelica Oss, sr. Maria Ancilla Antognini, sr. M. Letizia Dal Magro, sr. Raffaella Derighetti (suore di Menzingen) e di sr. Lorenza Costantino (ordine SS. Salvatore).
Celebrano il 60esimo: sr. M. Ruth Akkarapatty (ordine SS. Salvatore); sr. Egida Vidori (suore Menzingen); sr. Roberta Gianettoni (suore della Carità della Santa Croce di Ingenbohl).
Celebrano, infine, i 25 anni di professione religiosa: sr. Edith Panales (Figlie di Santa Maria di Leuca); sr. Jasmine Thuruthipally (suore degli Abbandonati) e fr. Eraldo Emma (OFMC Cappuccini Madonna del Sasso). A tutte e a tutti i migliori auguri anche dalla nostra redazione.
In occasione della Giornata mondiale della vita consacrata il Dicastero Vaticano per la vita consacrata ha pubblicato un messaggio intitolato “Profezia della presenza: vita consacrata dove la dignità è ferita e la fede è provata”. Il testo che nasce dall’incontro dei superiori del Dicastero con tanti consacrati e consacrate nel mondo mette a tema la vita consacrata come “presenza che resta”: accanto ai popoli e alle persone “ferite”, nei luoghi dove il Vangelo si vive in condizioni di “fragilità e prova”.
Segni di un Dio che non abbandona
Un “restare” che assume volti e fatiche “diverse”, come diverse sono le complessità delle società, a seconda che la vita quotidiana sia attraversata da “fragilità istituzionali e insicurezza” o se le minoranze religiose vivono “pressioni e restrizioni”, ma anche là dove il benessere convive con “solitudini, polarizzazioni, nuove povertà e indifferenza”; senza dimenticare i contesti nei quali “migrazioni, disuguaglianze e violenze diffuse” arrivano a sfidare la convivenza civile. In tante parti del mondo “la situazione politica e sociale mette alla prova la fiducia e logora la speranza”, si legge nella lettera, per questo la presenza “fedele, umile, creativa, discreta” dei consacrati diventa “segno” che “Dio non abbandona il suo popolo”.
“Restare” secondo il Vangelo
Ancora, nel documento si articola una riflessione sul concetto del “restare” evangelico, che non è mai “immobilità”, men che meno “rassegnazione”, bensì “speranza attiva” capace di generare “atteggiamenti e gesti di pace” mediante “parole che disarmano” dove le ferite dei conflitti sembrano cancellare la fraternità e “relazioni che testimoniano” il desiderio di dialogo tra culture e religioni. Passando per le “scelte che proteggono” i piccoli anche quando stare dalla loro parte chiede “un prezzo da pagare”, “pazienza” nei processi anche all’interno della comunità ecclesiale, “perseveranza” nella ricerca di percorsi di riconciliazione e “coraggio” nella denuncia di situazioni e strutture che negano la dignità delle persone e la giustizia. Alla luce di tutti questi elementi, questo “restare” non è solo una scelta personale o comunitaria, rimarcano, ma diventa una “parola profetica per tutta la Chiesa e per il mondo”.
Tante espressioni di un’unica profezia
Proprio “come seme che accetta di morire perché la vita fiorisca”, nella capacità di restare si esprime la profezia di tutta la vita consacrata, in tutte le sue forme diverse e complementari: la vita apostolica, ad esempio, rende “visibile” una “prossimità operosa” che sostiene la dignità ferita; la vita contemplativa “custodisce”, nell’intercessione e nella fedeltà, la speranza quando la fede è provata. Ancora, prosegue la lettera elencando gli stati di vita, gli Istituti secolari testimoniano il Vangelo come “lievito discreto” nelle realtà sociali e professionali; l’Ordo virginum manifesta la forza della gratuità e della fedeltà che “apre al futuro”; la vita eremitica richiama “il primato di Dio e l’essenziale che disarma il cuore”. Nella diversità di tutte queste forme, viene rimarcato nella lettera, “una sola profezia prende corpo: restare con amore, senza abbandonare, senza tacere, facendo della propria vita la Parola per questo tempo e per questa storia”.
Fiorire come semi di pace
E dentro questa “profezia del restare” matura una testimonianza di pace, intesa – viene indicato nel documento – come “un cammino esigente e quotidiano” fatto di ascolto, dialogo, pazienza, conversione della mente e del cuore, rifiuto della logica della prevaricazione del più forte. Per questo, viene spiegato, la vita consacrata, quando resta accanto alle ferite dell’umanità “senza cedere alla logica dello scontro”, ma “senza rinunciare a dire la verità di Dio sull’uomo e sulla storia”, diventa “artigiana di pace”. Il documento si conclude con un ringraziamento ai consacrati e alle consacrate per la perseveranza, l’invito a rimanere, sulla scia del Giubileo ad essi dedicato il 10 ottobre scorso, pellegrini di speranza sulla via della pace, e l’affidamento al Signore perché renda capaci di “restare”, “consolare”, e “ricominciare” e così di essere, nella Chiesa e nel mondo, “profezia della presenza e seme di pace”.
fonte: vaticannews/catt.ch