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Alessandro Gisotti: «Sa far sentire la sua voce sui grandi valori dell’umanità»

di Katia Guerra

Per approfondire il modo di comunicare di papa Leone, Catholica e catt.ch hanno interpellato Alessandro Gisotti, vice direttore dei media vaticani e già direttore della Sala Stampa con Papa Francesco. Il suo punto di vista, che è quotidianamente a diretto contatto con ciò che succede in Vaticano, è importante anche per capire più da vicino alcuni tratti caratteristici del modo di porsi di Robert Francis Prevost.

Alessandro Gisotti, qual è il modo di comunicare scelto da papa Leone?

Direi che la comunicazione di Leone XIV si distingue per essere profonda, aperta e decisa. «Profonda» perché, da figlio di Sant’Agostino, ha molta cura per i temi che attengono all’interiorità. E questo lo si vede anche dal suo stile comunicativo che punta a unire laddove spesso purtroppo la comunicazione è usata per dividere. «Aperta» perché Prevost ha una spiccata capacità di ascolto attivo. Tutti quelli che lo conoscono bene, a partire dai suoi confratelli agostiniani, sottolineano la predisposizione all’ascolto. La sua è dunque una comunicazione accogliente, disponibile al confronto. Tuttavia è anche «decisa», perché in questi mesi ogni volta che c’è stato bisogno di usare parole coraggiose in difesa della pace, dei migranti, dei poveri, Papa Leone lo ha fatto, assumendo un tono profetico. Sa quando far sentire la sua voce a difesa dei grandi valori che sostengono la nostra comune umanità. In questo senso, il recente viaggio in Africa è stato esemplare.

La nostra impressione è che papa Leone sia stato percepito, inizialmente, come «tiepido » dalla gente comune. Lei cosa ne pensa?

A dire il vero, non penso che sia stato percepito come «tiepido» dalla gente. Semmai, forse, da qualche mezzo di informazione. Ogni mercoledì vediamo l’entusiasmo dei fedeli che vengono in Piazza San Pietro per l’udienza generale. Fin dai primissimi giorni del suo Pontificato ha mostrato empatia verso i malati, simpatia per i giovani e una grande familiarità con i bambini. Segno quest’ultimo di un’esperienza autentica di relazione con le famiglie, con i più piccoli.

Penso che in questi aspetti si colga quanto lo abbia formato il suo essere un missionario. Sono anche gesti semplici, apparentemente ordinari, che rivelano l’anima di una persona. La naturalezza con cui Robert Prevost si rapporta con tutti e in particolare con i bambini e le famiglie è molto significativa.

Quali sono le caratteristiche del suo agire?

Credo che davvero ciò che maggiormente definisce il suo modo di agire e quindi comunicare è il suo essere agostiniano, come risulta evidente anche dalla lettura del libro «Liberi sotto la grazia», appena pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana. La sua comunicazione si incarna in una disponibilità di cuore per il prossimo anche quando è in disaccordo. Il carisma dell’unità, della comunione è essenziale per un figlio di Sant’Agostino e questo lo si comprende anche dalle parole che il Papa sceglie quando parla. Al tempo stesso, tale cura verso gli altri si accompagna al coraggio nel denunciare i mali del nostro tempo. Come appunto abbiamo visto sulla guerra in Iran, il Papa con poche precise parole ha difeso il valore della pace, della dignità umana. E tutti lo hanno capito. Non solo i cattolici. Insomma, sa muoversi su più registri della comunicazione. Del resto è un uomo che conosce anche le opportunità e i rischi della comunicazione digitale, dei social media e questo lo aiuta a capire come meglio comunicare a seconda delle situazioni.

Quali sono i temi che stanno a cuore al Pontefice, a partire dagli innumerevoli appelli per la pace?

Direi tutti i temi della Dottrina della Sociale della Chiesa, dalla difesa della vita alla dignità del lavoro, dall’educazione per tutti alla promozione del dialogo sociale. Da giornalista, apprezzo molto la sua premura per la libertà di stampa. Ricordo che nel suo primo incontro con i giornalisti dopo il Conclave, il 12 maggio 2025, ha levato un appello molto forte per la liberazione dei colleghi ingiustamente incarcerati. Uno dei temi su cui sta intervenendo con molta frequenza e precisione è l’Intelligenza Artificiale. Su questo fenomeno rivoluzionario, sicuramente Leone XIV sarà – nei prossimi anni – una voce molto autorevole. C’è bisogno di una lettura etica, antropologica dell’IA. Il Papa sta offrendo una prospettiva centrata sull’uomo di cui questa rivoluzione tecnologica ha enormemente bisogno.

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