di Valentina Anzini*
Non tanti giorni fa abbiamo letto sui giornali un titolo che fa pensare: «Autori di reati sempre più giovani». Una notizia che colpisce e che riguarda proprio quella stessa fascia d'età che anche noi, come Pastorale giovanile, incontriamo ogni giorno. Sono i «nostri» giovani. Ragazzi e ragazze pieni di vita, di domande, di sogni, ma a volte anche di fatica, di smarrimento, di rabbia.
Dietro i comportamenti, un bisogno di essere riconosciuti
Forse è proprio qui che vale la pena fermarsi: non solo su ciò che fanno, ma su ciò che cercano. Perché dietro certi comportamenti c'è spesso un bisogno forte di essere visti, ascoltati, riconosciuti, di trovare uno spazio in cui sentirsi davvero accolti per quello che si è.
Le proposte della Pastorale giovanile nascono proprio da questo sguardo. Non vogliono essere una risposta facile o una soluzione magica, ma uno spazio concreto dove i giovani possano trovare relazioni vere, amicizia, occasioni di crescita e un senso più profondo per la propria vita. Un'alternativa possibile, fatta di incontri, esperienze condivise e cammini che mettono al centro la persona, valorizzando i talenti di ciascuno e creando legami che restano nel tempo, anche oltre i singoli eventi.
Il Grest 2026: Francesco d'Assisi, il "giullare di Dio"
In particolare, quest'anno abbiamo scelto di metterci in cammino sulle orme di San Francesco, lasciandoci provocare dalla sua storia e dalla sua testimonianza. Sabato 28 marzo a Bellinzona presenteremo il tema del Grest 2026, gli oratori estivi in Ticino: “una persona da conoscere, una storia da raccontare, un amico da incontrare: San Francesco d'Assisi”. Francesco non è un santo lontano o perfetto, ma un giovane vero: uno che sembrava avere tutto, soldi, successo, divertimento, e che poi ha scoperto che la gioia è un'altra cosa. Non nelle cose, ma in una vita piena, libera, radicata nel Vangelo. Per questo è stato chiamato «il giullare di Dio»: perché la sua gioia era contagiosa.
Un rivoluzionario con i piedi per terra, un educatore che accompagna
È un uomo fragile, con dubbi e fatiche, ma capace di non scappare. Anche davanti a una realtà che non condivideva, sceglie di restare e di cambiare le cose da dentro. Un rivoluzionario, con i piedi per terra. È un amico vero, capace di legami profondi che fanno crescere. Inoltre, è pure un modello per noi che seguiamo i giovani: un educatore che non impone, ma accompagna nella libertà, restando vicino. Come scrive a frate Leone: lo invita a seguire ciò che più lo avvicina a Dio, restando però sempre disponibile, vicino, presente.
Sabato sera, 28 marzo: «Raccontando di Chiara», teatro e testimonianza
La sera dello stesso giorno, alle 20 sempre a Bellinzona, vivremo il Cammino della Speranza, nell'ambito della GMG diocesana, conoscendo Chiara e Francesco con lo spettacolo «Raccontando di Chiara»: un incontro tra teatro e testimonianza con gli artisti della «RDL – Ragazzi del Lago» di Carlo Tedeschi. Un momento in cui arte e vita si intrecciano, permettendo ai giovani di riconoscersi in storie che parlano ancora oggi.
Non solo correggere, ma proporre: stare accanto ai giovani
In un tempo in cui il disagio sembra crescere, crediamo che la risposta non sia solo correggere, ma proporre: esperienze belle, relazioni vere, cammini che aiutino a scoprire il proprio valore. Offrire occasioni in cui ciascuno possa sentirsi parte, protagonista e non spettatore della propria vita. La Pastorale giovanile prova a stare proprio lì: accanto ai giovani, dentro le loro domande. Perché ogni ragazzo e ogni ragazza porta dentro di sé una possibilità di bene e a volte basta qualcuno che ci creda, per farla emergere.
*Responsabile di Pastorale Giovanile