Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
no_image

A Scudellate la festa della Madonna Addolorata

La

devozione alla Madonna Addolorata ha fissato simbolicamente a sette i dolori

della Corredentrice, corrispondenti ad altrettanti episodi narrati dal Vangelo.

Sono la

profezia di Simeone, la fuga in Egitto, la ricerca di Gesù nel tempio tra i

dottori, la Via Crucis, la Crocifissione, la deposizione dalla Croce, la

sepoltura.

Nel secolo XV si ebbero le prime celebrazioni liturgiche

sulla “compassione di Maria” ai piedi della croce e nel 1667 l’Ordine dei Serviti

ottenne l’approvazione liturgica della festa dei Sette Dolori della Vergine,  che durante il pontificato di Pio VII venne

accolta nel calendario romano e ricordata nella terza domenica di settembre. La

data del 15 settembre venne in seguito fissata da Pio X e nel nuovo calendario liturgico

ricevette il nome di “Vergine Maria Addolorata”. Il senso di compassione del

popolo cristiano verso il dolore della Madre viene espresso nell’immagine della

Pietà, cioè della Vergine addolorata che regge sulle ginocchia il figlio morto

appena deposto dalla Croce.

In Ticino questa devozione è certamente sentita. Le parrocchie di Casima e di Scudellate hanno scelto l’Addolorata quale patrona, mentre chiese e oratori sono a Lei dedicati a Anzonico (Monti di Angone), Balerna (Pontegana), Bedretto (a Vallata), Brissago (Sacro Monte), Brusino Arsizio, Campo Valle Maggia, Gnosca, Intragna (alla Posta), Mosogno, Peccia S. Antonio, Sant'Abbondio  (a Lanzo), Vogorno (o della Colletta), Besazio (con S. Antonino)

Questa domenica il nostro Vescovo ha sottolineato questa devozione a Scudellate.

Una ricorrenza molto sentita dalla gente del piccolo villaggio montano e dell’alta Valle di Muggio.

“La festa dell’Addolorata a Scudellate  - leggiamo sul GdP di martedì 18 settembre

1990  - è rimasta un appuntamento che

richiama molta gente da tutto il Mendrisiotto e anche da fuori, lieta di

aggiungersi ai quaranta  fedeli abitanti

del posto”.  

Riportiamo quanto scriveva al riguardo Corinne Zaugg in “Mendrisiotto è qui la festa. Sagre e tradizioni popolari di un anno”, curato da Stefania Briccola e Giuseppe Zois;  Fontana Edizioni 2004.

“A Scudellate è rimasta la tradizione di portare in

processione la statua della Madonna Addolorata. E così l’antica statua lignea

della Madonna dal cuore trafitto da una spada, viene tolta dalla sua nicchia dietro

l’altare e issata sulle spalle di quattro confratelli, che la portano lungo le

strade parate a festa per il suo passaggio. Seppure molte cose sono cambiate

anche a Scudellate, seppure la drammaticità di certi inverni, che sembravano

non finire più, sia ormai lontana, seppure oggi la tranquillità di questa

manciata di case aggrappate al monte venga ricercata per sfuggire lo stress

dell’attuale vivere, la riconoscenza alla Signora dal cuore colmo di

dolore,  non è venuta meno. Qui forse più

che altrove nella Valle, memori dei sacrifici compiuti dagli antenati, che la

chiesa l’hanno voluta al punto di costruirla in prima persona, portando in spalla

sassi, pietre, legni, rubando tempo al sonno e parte della loro infanzia a

giovani e adolescenti, la festa ha conservato il suo sapore più sentito”.

C’è inoltre una dimensione umana e religiosa particolare

nella devozione alla Madonna Addolorata. Sofferenza e dolore infatti fanno

parte del cammino di ognuno dentro l’orizzonte stesso dell’esistenza. Guardando

alla statua dell’Addolorata e cogliendone lo sguardo sofferente e quel silenzio

ben sottolineato dal Vangelo, si incontra una presenza speciale e sublime,

perché il cammino di Maria è segnato dal mistero del dolore, come lo è il

nostro. Per questo la Vergine Addolorata, nella sua luce di sofferenza e

speranza,  è messaggio sublime  al nostro cuore.

La presenza del Vescovo a Scudellate per celebrare questa festività è divenuta un invito particolare, come da lui ben sottolineato, a guardare a Maria esempio e modello per il nostro cammino nel tempo, dove sofferenza e dolore sono sovente quotidiana fatica.

Guardiamo a Maria sul Calvario ai piedi della Croce, dove il

sì di Nazareth, di Betlemme, della fuga in Egitto, di una lunga strada di

attesa, diveniva eterno  e infinito in

quell’istante di immenso dolore e di offerta sublime.

Maria vedeva la sofferenza del figlio, coglieva il suo respiro, parlava ai suoi occhi, che riflettevano l’intero dolore del mondo.

L’istante temuto  e pure

atteso si faceva presente, mentre le parole di Simeone riecheggiavano nel

vento: “una spada trapasserà la tua anima”.

In silenzio, madre di dolore , accanto al figlio sofferente, trascinato alla morte.

Non c’è dolore più grande per il cuore degli uomini; nessuna

sofferenza può superare l’agonia della madre, che vede morire la vita da lei

generata. Nel silenzio Maria ritrovava il Magnificat, mentre il dolore

dell’umile ancella cantava la speranza dei secoli che si aprivano alla vita.

E’ questo il significato forte e sublime della devozione all’Addolorata, nella consapevolezza che il Venerdì Santo germoglia sull’Alba di Risurrezione, per generare per sempre la vita.

Gianni Ballabio

News correlate

News più lette