È morto oggi, 1° settembre, all’ospedale Molinette di Torino, padre Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose. Aveva 83 anni e da tempo era segnato da problemi di salute che negli ultimi anni ne avevano limitato l'attività pubblica. Nato a Castel Boglione, nell'Astigiano, il 3 marzo 1943, Bianchi diede vita nel 1965 all'esperienza di Bose, nel Biellese, comunità monastica ecumenica che nel corso dei decenni sarebbe diventata un punto di riferimento internazionale per il dialogo tra le Chiese cristiane, la riscoperta della Scrittura e la vita spirituale.
Per oltre mezzo secolo ha accompagnato con la sua predicazione e i suoi scritti generazioni di credenti, proponendo una lettura del Vangelo attenta ai segni dei tempi e al confronto con il mondo contemporaneo. Autore di numerosi libri tradotti in diverse lingue, è stato collaboratore di diversi quotidiani e riviste italiane e straniere. Nel 2017 aveva lasciato il servizio di priore di Bose. Gli anni successivi sono stati segnati dalle tensioni interne alla comunità e dall'intervento della Santa Sede che portò al suo allontanamento dal monastero fondato da lui stesso. Successivamente ha dato vita alla fraternità della Madia, nei pressi di Ivrea, dove ha continuato la sua attività di studio, scrittura e accoglienza.
Negli ultimi mesi, nonostante le condizioni di salute precarie, aveva continuato a pubblicare riflessioni bibliche e spirituali. La meditazione sulla morte e sulla speranza cristiana era stata uno dei temi ricorrenti della sua produzione più recente. L'ultimo suo messaggio su X.com è del 7 agosto: «6 agosto . Trasfigurazione di Gesù Cristo - aveva scritto - Questa è la sessantesima festa della Trasfigurazione che vivo da Monaco: 55 anni a Bose, 2 in solitudine in esilio e 3 alla Madia. La promessa é la trasfigurazione delle nostre povere vite e dei nostri corpi di miseria in corpi di gloria».
Fonte: Avvenire / catt.ch