Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
no_image

Scandalo teologico a Notre-Dame di Parigi: un pastore protestante rifiutato all'eucaristia

È stato sul sito web della Tribune de Genève , sotto forma di lettera d'opinione pubblicata il 6 luglio, che un pastore protestante della Svizzera francofona ha reso pubblica la disavventura di cui si considerava vittima durante una messa del giorno dell'Ascensione a Notre-Dame de Paris.

A quanto racconta – al momento disponiamo solo della sua versione –, avanzando nella fila per ricevere l'ostia consacrata, ebbe il riflesso – «sorprendente ai [suoi] stessi occhi» – di dire al sacerdote officiante di essere un pastore protestante. Un modo, per lui, «di rispettare l'istituzione cattolica e di celebrare la gioia dell'unità».

Purtroppo per il pastore, il seguito della vicenda non è stato all'altezza delle sue aspettative. L'ostia gli fu rifiutata, nonostante le sue argomentazioni da teologo avveduto per ottenerla. Ricevette come unica consolazione una benedizione – «il sacerdote mi impose e mi inflisse una benedizione» – che il pastore ha giudicato paternalistica e ipocrita. La lettera aperta prosegue con una serie di termini stigmatizzanti nei confronti del sacerdote, di recriminazioni sulla concezione dell'ecumenismo parigino e di lamentele sullo spirito calpestato del Vaticano II. Quanto ai commenti di terzi che ho potuto leggere su Facebook (il teologo vi ha pubblicato anche la sua cronaca), rientravano nel bashing di un cattolicesimo parigino ottuso, senza cuore e senza misericordia.

Il pastore riteneva di agire in nome di una franchezza quasi profetica, laddove il sacerdote poteva interpretarla come una pura e semplice provocazione

Confesso che questa disavventura e lo storytelling che l'ha accompagnata mi hanno lasciato profondamente perplesso. L'ospitalità eucaristica è una realtà e una pratica complesse in cui l'iniziativa spetta alle istituzioni e ai loro rappresentanti, che danno. Non a chi prende e riceve. E dove la delicatezza nel valutare le situazioni è, a mio avviso, sovrana.

Ma cosa ci racconta il pastore protestante? Ci racconta che, nell'istante cruciale del dono eucaristico sotto forma dell'ostia consacrata, ha giudicato opportuno, in coscienza, di confrontare improvvisamente e impulsivamente il sacerdote cattolico con una difficoltà dottrinale che resta fondamentale per la Chiesa cattolica: dichiara la sua appartenenza protestante, rafforzata per di più dalla sua posizione istituzionale – è pastore – proprio nell'istante della consegna dell'ostia. Questa informazione in nome della trasparenza? In nome del rispetto per l'istituzione cattolica? In nome della gioia e dell'unità? Insomma, il pastore riteneva di agire in nome di una franchezza quasi profetica, laddove il sacerdote cattolico poteva interpretarla, a ragione, come una pura e semplice provocazione condotta in agguato.

L'ospitalità eucaristica è una pratica complessa, che richiede discernimento e delicatezza

Non nascondo di avere qualche difficoltà ad accettare senza obiezioni l'argomentazione del pastore. Se, in coscienza, ha giocato a carte scoperte, come può rimproverare al sacerdote di aver, a sua volta, deciso in coscienza, come gli consente il diritto canonico, di valutare la situazione e di dargli ciò che solo la sua coscienza gli dettò allora di dare: vale a dire una benedizione?

Inoltre, penso che una celebrazione eucaristica la cui solennità è rafforzata qui sia dal giorno in cui avviene (l'Ascensione) sia dal luogo in cui si svolge (Notre-Dame di Parigi), non debba essere trasformata in terreno di gioco e di prova, in un incontro di boxe nella fila d'attesa per ricevere l'ostia.

Non ignoro, l'ho detto, che l'ospitalità eucaristica è una pratica complessa, che richiede discernimento e delicatezza. E che, peraltro, non gode di interpretazioni e pratiche unanimi nella Chiesa cattolica.

Tuttavia, la questione non si discuterà, né si risolverà, né si vivrà serenamente comportandosi come questo pastore protestante, come un elefante in un negozio di porcellane.

fonte: cath.ch/Michel Danthe/traduzione catt.ch

News correlate

News più lette