E’ risaputo che il silenzio è parte costitutiva di conventi e monasteri poiché richiesto praticamente da tutte le regole di fondazione degli Ordini religiosi, almeno tra i più antichi. Pur nella modernità della nostra epoca, se l’esercizio del “silenzio grave” del dopo compieta così come viene descritto nell’articolo quarantaduesimo della regola di San Benedetto è ancora osservato dagli appartenenti a questo Ordine monastico, altri Ordini lo hanno allontanato dal refettorio e degli spazi conventuali comuni dopo la riforma del Concilio Vaticano II, pur senza classificarlo come superato o, peggio, inutile. La modernità caotica e frettolosa suscita nei frequentatori del Convento del Bigorio la necessità di ritirarsi in totale silenzio per tre giorni consecutivi. Dalla sera del giovedì al pranzo della domenica, uomini e donne di ogni età ed estrazione sociale e religiosa sperimentano la dolce soavità del silenzio che generalmente si può respirare tutto l’anno tra le antiche mura del Convento capriaschese. Sotto l’attenta guida spirituale di fr. Roberto Pasotti, si viene introdotti attraverso due meditazioni giornaliere, a ricercare l’equilibrio interiore attraverso la pratica del… non parlare con le labbra ma con il cuore. Silentium, nella spiritualità, non è tanto il tacere con la bocca ma lasciare che Dio parli in noi, al nostro cuore in cerca di Lui. Il Silentium ha un suo linguaggio, udibile solo da chi nutre la propria spiritualità interiore. Nei mesi invernali, una volta al mese da ottobre a marzo, vivere di Silentium a Bigorio è prendersi cura della propria anima.
Fra Michele Ravetta