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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • Al centro: Maurizio Balestra con Paolo e Tiago ad Algeri

    Al servizio della Chiesa in Algeria

    I percorsi che il Signore traccia nelle nostre vite sono spesso sorprendenti e passano attraverso circostanze imprevedibili. E certamente ci sono dati per approfondire il nostro cammino con Gesù, per la nostra conversione, per allargare mente e cuore. Così è capitato a Maurizio Balestra di Lugano, già docente di filosofia e storia al Collegio Papio di Ascona e al Liceo Diocesano di Breganzona, e ai suoi due amici, anche loro della compagnia dei Memores Domini di Comunione e Liberazione: Paolo, lecchese trapiantato a Milano e Tiago portoghese di Lisbona.

    “Siamo arrivati da circa tre settimane ad Algeri – ci racconta Maurizio -, al servizio come cooperatori volontari della Chiesa locale. Tiago e Paolo con compiti soprattutto di tipo amministrativo in ambito diocesano e interdiocesano, io in ambito educativo-scolastico. Abbiamo avviato una nuova casa di Memores Domini in un contesto per noi del tutto nuovo”.

    La Chiesa cattolica algerina è una realtà di alcune migliaia di fedeli, in un Paese di circa 45 milioni di abitanti nella quasi totalità musulmani. Non ha più scuole proprie ma gestisce dei centri di accoglienza per giovani e studenti, svolgendo attività di aiuto allo studio, culturali e ricreative. Studenti, parecchi dei quali di provenienza subsahariana, venuti in Algeria per gli studi universitari. 

    Ma com’è nata questa imprevista iniziativa missionaria, che ha messo in moto due persone già da qualche anno in pensione e un portoghese cinquantenne? “La proposta è partita dal vescovo di Costantina – continua Maurizio -, che aveva avuto modo di conoscere. la realtà .di una casa di Memores Domini a Tunisi e colpito da quell’esperienza aveva desiderato una presenza analoga anche in Algeria. La proposta si è poi orientata su Algeri, che offriva maggiori possibilità per l’impegno anche lavorativo che ci era richiesto. Le disponibilità a rispondere all’appello non mancavano (anche qui in Ticino), ma non era facile far combaciare i requisiti per almeno tre persone con cui iniziare la casa, tra questi la conoscenza del francese. Nel mio caso la conoscenza del francese e l’esperienza in campo scolastico-educativo c’erano e così mi son detto ‘mi metto in fila e se non c’è uno più giovane di me… il Signore vedrà’. Questo sì, fragile ma sicuro, mi è nato da un impeto di gratitudine per tutto quello che nella mia vita ho ricevuto e ricevo, e dall’esperienza – maturata nel cammino con i Memores - che l’avanzar degli anni rende la vita più intensa e desiderosa di servire. Ma questo sí è nato anche dalla gratitudine per l’iniziativa dei vescovi algerini. Mi sarebbe dispiaciuto molto se non avesse potuto trovare risposta”.

    Un’esperienza ancora ai primi passi tutta da scoprire ma accompagnata dall’affetto e della preghiera di tanti amici ticinesi. “La Chiesa d’Algeria è piccola, senza strumenti di potere, limitata da tanti punti di vista, ma non ripiegata su se stessa, vivace - come ho avuto modo di constatare anche in un incontro interdiocesano del cammino sinodale e da altri incontri - e desiderosa di vivere e testimoniare una fraternità evangelica al servizio non solo dei cristiani ma di tutto il popolo algerino”, conclude Maurizio. (FA)

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