di Cristina Vonzun
Le ultime battute della polemica tra l’Amministrazione Trump e papa Leone vedono protagonista il cattolico vicepresidente J.D. Vance, sostenitore della vecchia dottrina cattolica della «guerra giusta» che lui applica per giustificare questo ultimo conflitto. I vescovi americani gli hanno replicato alcune ore fa ribadendo quello che indica il Catechismo cattolico che considera al massimo la guerra di difesa o di legittima difesa, ma ad alcune condizioni molto «strette». Uno scenario ben diverso da quello che ha in mente Vance. Il Catechismo della Chiesa cattolica, infatti, riconosce il diritto alla legittima difesa e alla guerra difensiva, ma nel seguente modo: «Occorre contemporaneamente: che il danno causato dall’aggressore alla nazione o alla comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo; che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci; che ci siano fondate condizioni di successo; che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione». Chi può negare che in questa nuova fase bellica si stia combattendo con armamenti che sfuggono al controllo di chi li dovrebbe guidare, si stanno infliggendo perdite umane ingenti e fuori controllo (vedi in Libano, fino a poche ore prima della tregua annunciata) e ci si è infilati per mancanza di strategia in una specie di vicolo cieco dai tempi e esiti incertissimi? E su tutto questo, grava la minaccia trumpiana di «distruggere una civiltà» (l’ultimatum rinviato, ma in scadenza nei prossimi giorni, anche se ora Trump parla di «tregua»), anche se ora si parla di improvviso cambiamento di scenario con la riapertura dello stretto. Ma sia come sia questa guerra ha portato morti e ne porta ancora. Qualcuno ha ricordato anche l’enciclica «Fratelli tutti» di papa Francesco che sul tema della legittimità bellica è un documento di svolta. «Facilmente si opta per la guerra – scrive Bergoglio – avanzando ogni tipo di scuse apparentemente umanitarie, difensive o preventive, ricorrendo anche alla manipolazione dell’informazione. Di fatto, negli ultimi decenni tutte le guerre hanno preteso di avere una “giustificazione”. (…) La questione è che, a partire dallo sviluppo delle armi nucleari, chimiche e biologiche, e delle enormi e crescenti possibilità offerte dalle nuove tecnologie, si è dato alla guerra un potere distruttivo incontrollabile, che colpisce molti civili innocenti. Dunque, non possiamo più pensare alla guerra come soluzione, dato che i rischi probabilmente saranno sempre superiori all’ipotetica utilità che le si attribuisce. Davanti a tale realtà, oggi è molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile “guerra giusta”».
I bambini che giocano al funerale
L’altro giorno nei social mi è capitato di trovare un video di quattro bimbi di Gaza che giocavano ad un funerale, trasportando una bambola su una lettiga. Save the children nei sui rapporti dai campi profughi scrive che «a Gaza l’infanzia ha cambiato linguaggio. I bambini organizzano funerali con le bambole, fingono di spararsi durante partite che ricordano il nascondino e parlano di missili come se fossero parte di un lessico quotidiano». Ora, ci rendiamo conto di quale cultura seminano queste guerre infinite? E allora, di fronte a tanta distruzione che colpisce soprattutto gli innocenti, non dovremmo chiederci se il vero dovere morale non sia quello che chiede il Papa (Francesco prima, Leone oggi): di rifiutare la guerra in ogni sua forma, invece di continuare a cercarne giustificazioni? Perché alla fine, il volto nudo e crudo della guerra e ciò che la priva di ogni giustificazione è quello che mettono in scena questi piccoli.