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Brunetto Salvarani su Francesco Guccini: “Un faro per molti: coerente fino alla fine”

“Vorrei dirgli grazie, perché è stato, e credo per molti, un faro e un punto di riferimento. Mi auguro che continui a esserlo, perché tutta la sua produzione è ancora qui, è tutta presente e va custodita con grande cura. Si tratta infatti di un bene immateriale, prezioso e di grande valore”. Brunetto Salvarani, teologo italiano, saluta così l’amico Francesco Guccini, il grande cantautore emiliano che ha fatto la storia della musica d’autore e della cultura e che si è spento il 6 agosto a Pavana all’età di 86 anni. Salvarani ha dedicato studio e libri all’opera di Guccini e ne era diventato amico. Ammette subito: “Sapevo che non stava bene. Ho sentito Raffaella tre giorni fa, ma non era entrata nei particolari. Mi diceva che Francesco stava male, ma non ho avuto il coraggio di chiedere altro.

Chi era Francesco Guccini per lei?

Tante cose insieme. Innanzitutto, un amico, e mi sento di dirlo. Ho scritto su di lui ben tre libri. Era un punto di riferimento, anche ideale, perché, come gli ho detto tante volte, non si è mai tirato indietro. Francesco è stato, purtroppo, anche un grande sconfitto di questa Italia, di questo clima culturale e sociale, e in parte anche del contesto mondiale.

E cosa è stato per l’Italia?

Francesco Guccini è stato il patriarca della canzone d’autore italiana. È stato scrittore, fumettista e persino attore cinematografico, partecipando a diversi film, soprattutto di Leonardo Pieraccioni. Ma, soprattutto, è stato una grande figura che ha scelto restare ai margini dei circuiti che oggi dominano la scena pubblica. In parte per timidezza, in parte per una scelta che definirei etica. Non ha mai sentito il bisogno delle comparsate o della costante esposizione televisiva. Le sue apparizioni si contano sulle dita di una mano, poco più, e quasi sempre accanto alle stesse persone. Lascia un grande esempio e una forte testimonianza morale: quella di un uomo che, dall’inizio alla fine, non si è mai piegato alle logiche del sistema e del clima culturale dominante. Per lui inoltre l’amicizia era fondamentale. E’ stata davvero un elemento chiave della sua storia e dei suoi ottantasei anni di vita.

Quale eredità lascia?

Lascia un universo. Un mondo fatto di racconti e di lettura. Per lui leggere era importantissimo. Quando gli chiedevano che cosa dovesse fare la scuola, la sua risposta era sempre la stessa: “Insegnare a leggere, a leggere, a leggere”. Lascia quindi l’importanza della parola e del prenderla sul serio. Le parole non sono semplici suoni che si disperdono nell’aria, ma qualcosa di profondo, importante e decisivo. E lascia anche una grande testimonianza etica. Spesso gli dicevo che la qualità che più lo rappresentava era la coerenza. È stato un uomo coerente con i propri valori fino alla fine, e quei valori sono facili da rintracciare nelle sue canzoni. Basta ascoltare Dio è morto. È una canzone del 1965 che sembra scritta oggi. L’ipocrisia, la banalizzazione, la superficialità e la politica strumentale sono già tutte lì. Al di là del titolo straordinario, che intercettava perfettamente il clima culturale dell’epoca, Guccini aveva colto qualcosa che era già nell’aria. Ne abbiamo parlato molte volte.

Lo vediamo spesso nelle fotografie insieme al cardinale Zuppi. Erano molto amici. Che rapporto aveva Guccini con la fede e con Dio?

Probabilmente lui si sarebbe quasi infastidito di fronte a questa domanda. Ha sempre detto di essere agnostico. Sapeva che io sono teologo, ma non ho mai cercato di spingerlo oltre le sue convinzioni. Tuttavia, ho pubblicato una sua intervista sull’Osservatore Romano dedicata al suo rapporto con la Bibbia. Per lui la Bibbia non era soltanto un testo religioso, ma un fondamentale riferimento culturale, un grande codice interpretativo della nostra civiltà. Sicuramente Guccini proveniva dall’incontro di due mondi diversi. Da una parte c’era quello della madre, Esther Prandi, profondamente cattolico. La sua famiglia carpigiana era molto legata al Movimento dei Focolari. Francesco era molto affezionato allo zio Pippo, figura di riferimento dei Focolarini a Carpi, che gli permise di tenere il suo primo concerto nel 1967 alla cittadella di Loppiano. Dall’altra parte c’era il padre, più vicino a una sensibilità agnostica. Guccini è cresciuto all’interno di queste due tradizioni culturali e spirituali, che hanno sicuramente contribuito a formare la sua visione del mondo.

Fonte: AgenSIR

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