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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (29 gennaio 2026)
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  • Pala dell’altare maggiore 
con la Gloria di Sant’Antonio 
di Giuseppe Antonio Petrini

    Chiesa di Sant'Antonio Abate a Lugano: dagli Umiliati al collegio dei Somaschi, dove studiò Alessandro Manzoni

    La storia ci parla nella misura in cui la sappiamo interrogare. L’ultimo numero di «Arte e Cultura», la rivista trimestrale dedicata a opere e artisti significativi per lo sviluppo dell’arte sacra nella Svizzera Italiana, indaga da vicino la storia della chiesa di Sant’Antonio Abate a Lugano, partendo dalla rilevanza storica del monumento: chi e per quale motivo diede avvio alla costruzione dell’edificio sacro? «La storia della chiesa – ci racconta il direttore della rivista, Giorgio Mollisi – risale alla presenza degli Umiliati, nella Lugano della fine del Duecento, che si occupavano dei poveri e dei pellegrini, gestendo un ospizio. Nel 1633, i padri Somaschi, arrivati a Lugano nel 1608, decidono di costruire, nello stesso luogo, la loro chiesa. Essa diventa un po’ il simbolo della rilevanza anche internazionale della Lugano di quel tempo. Alla chiesa si associa, infatti, l’attività del collegio, che i Somaschi rendono centro d’irradiazione della cultura in tutta Europa, grazie in particolare alla famiglia Riva. Sul finire del Settecento, in questo stesso collegio, per due anni, vi studierà, sotto la guida di padre Francesco Soave, anche Alessandro Manzoni. Nel 1852, allontanati i Somaschi, la chiesa entra a far parte del patrimonio del Cantone, a cui ancora oggi appartiene». All’interno di questo numero, diverse pagine sono dedicate al notevole apparato decorativo del la chiesa: «La missione e il mandato dei padri Somaschi – sottolinea Mollisi – era quella di educare le generazioni più giovani. Per questo, molti elementi decorativi rimandano alla devozione all’angelo custode, cui era chiesto di “custodire” studenti e allievi del locale collegio. Un dettaglio sulla volta, ad esempio, ritrae un angelo che sottrae, secondo i modelli del tempo, un bambino dal demonio, dirigendolo verso la salvezza, ma il visitatore può cogliere trac ce di questa devozione soprattutto nel quadro che raffigura l’arcangelo Raffaele che tiene per mano un bambino, sull’altare oggi dedicato alla Madonna di Lourdes».

    Nella chiesa si trovano anche quattro grandi tele del noto pittore ticinese Giuseppe Antonio Petrini: «Il Transito di San Giuseppe è particolarmente toccante per il Cristo che amorevolmente cinge con il braccio l’anziano genitore morente, ma anche la pala dell’altare maggiore con la Gloria di Sant’Antonio è un vero capolavoro del pittore ticinese. Pala dell’altare maggiore con la Gloria di Sant’Antonio di Giuseppe Antonio Petrini. E dei pittori che eseguono l’ampia cornice illusionistica che evidenzia e valorizza ulteriormente la tela del Petrini».

    Pur data la ricchezza e la complessità di questa storia e di questo apparato artistico, l’ultimo saggio storico sulla chiesa risaliva agli anni Cinquanta del secolo scorso. «Mi auguro, per questo, che la nostra pubblicazione venga apprezzata, oltre che dagli esperti del settore, dagli storici e studiosi, soprattutto dai semplici fedeli – e sono tanti – che ogni giorno varcano le soglie della chiesa, per pregare e accende re, come si vede fare spesso, un lumino all’altare della Madonna di Lourdes, abitudine consueta dei luganesi».

    Questo numero di «Arte e Cultura» – a cui hanno collaborato Davide Adamoli, Riccardo Bergossi, Laura Facchin, Laura Damiani Cabrini, Andrea Spiriti e Giorgio Mollisi – può essere acquistato anche singolarmente, scrivendo a Fontana Edizioni, via Giovanni Maraini 23, 6963 Pregassona

    Laura Quadri

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