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"Costruire ponti", al Maghetti la mostra dei lavori delle donne immigrate in Ticino

Frammenti di carta riciclata che diventano racconti di vita. Immagini ritagliate, colori sovrapposti, simboli di mondi lontani che trovano nuova forma. È questo il senso profondo di «Costruire ponti», la mostra inaugurata domenica 31 maggio nella Sala San Rocco del Quartiere Maghetti, che fino a mercoledì 3 giugno, dalle 14 alle 17 offre a chiunque l'occasione di incontrare le storie di donne immigrate in Ticino. Storie raccontate non con le parole, ancora difficili da padroneggiare in una lingua nuova, ma con le mani, con i materiali, con la creatività: attraverso una serie di collage artistici realizzati dalle partecipanti ai corsi di italiano dell'Associazione MC-MC.

Imparare l'italiano, imparare a raccontarsi

Tutto nasce da un'aula, da sedie disposte in cerchio, da una lingua che si impara sillaba dopo sillaba. L'Associazione MC-MC da anni accompagna donne straniere nel loro percorso di integrazione in Ticino, offrendo loro corsi di italiano, sostegno nell'accudimento dei figli e altre iniziative pensate per ridurre l'isolamento e favorire la partecipazione alla vita della comunità locale.

Da quel contesto di fiducia e relazione è nata l'idea di andare oltre la grammatica: dare alle partecipanti uno strumento espressivo ulteriore, capace di superare le barriere linguistiche e di toccare ciò che le parole, almeno all'inizio, non riescono ancora a dire. I collage esposti in mostra non sono semplici esercizi creativi: sono vere e proprie narrazioni visive, nelle quali ciascuna donna ha scelto di raccontare le proprie origini, i propri interessi, i propri desideri. Un autoritratto collettivo, tanto intimo quanto universale.

La carta di scarto che diventa opera

Il materiale scelto per i collage non è casuale: diversi tipi di carta riciclata, destinata allo scarto, raccolta e reinterpretata. Ciò che era considerato inutile viene trasformato in qualcosa di bello e significativo; ciò che sembrava finito trova nuova forma e nuova funzione. È quasi una metafora della condizione di chi parte, di chi lascia e ricomincia, di chi deve reinventarsi in un contesto nuovo conservando al tempo stesso la propria identità. Ogni composizione diventa così uno spazio in cui memoria e speranza si intrecciano: ritagli che evocano paesi lontani si mescolano a colori che parlano di presente, di futuro, di un posto nel mondo che si sta costruendo giorno dopo giorno.

Un progetto di comunità, tra istituzioni e cultura

«Costruire ponti» non è il frutto di un'iniziativa isolata, ma il risultato di una rete di collaborazioni che coinvolge realtà diverse, unite da un obiettivo comune. La mostra è stata promossa da MC-MC in sinergia con l'Oratorio di Lugano e il Quartiere Maghetti, nell'ambito del progetto Bando Partecipazione Culturale promosso dal Servizio per l'integrazione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni, dall'Ufficio del sostegno alla cultura e dall'Ufficio fondi Swisslos del DECS.

A conferire all'iniziativa una dimensione culturale di primo piano è la collaborazione con il MASI — Museo d'arte della Svizzera italiana — nell'ambito di LAC edu, il programma educativo del Lugano Arte e Cultura. Un segnale importante: l'arte come strumento di inclusione sociale non è più soltanto un auspicio teorico, ma una pratica concreta che coinvolge le istituzioni culturali più rappresentative del territorio.

L'arte come spazio di ascolto

Viviamo in un tempo segnato da tensioni identitarie, da un individualismo che tende a restringere i confini del «noi» e a rendere sempre più difficile il riconoscimento dell'altro. In questo contesto, una mostra come «Costruire ponti» non è un evento di nicchia: è un gesto culturale e civile insieme. Il titolo scelto dall'associazione richiama direttamente una delle sfide più urgenti delle società contemporanee — costruire connessioni autentiche tra persone provenienti da esperienze e culture differenti — e lo fa senza retorica, attraverso il linguaggio universale dell'arte. Ogni collage appeso alle pareti della Sala San Rocco è un invito: a guardare, a fermarsi, a chiedersi chi c'è dall'altra parte.

Un pomeriggio da non perdere

Per chi non ha ancora visitato la mostra, mercoledì 3 giugno, dalle 14 alle 17 — è l'ultima occasione. La Sala San Rocco del Quartiere Maghetti, nel cuore di Lugano, attende visitatori di ogni età e provenienza.

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