Da giovane, Riccardo Cavallazzi era un promettente calciatore: ruolo ala destra, era arrivato fino alla Promozione, la sesta categoria del calcio italiano. Un livello ancora dilettantistico, ma piuttosto competitivo, dove il tempo dedicato ad allenamenti e partite occupa buona parte della vita quotidiana. Quella stessa vita che don Riccardo ha poi scelto di donare a Dio, diventando sacerdote — senza però smettere di rincorrere un pallone.
Piemontese, tifoso sfegatato del Torino, oggi don Riccardo Cavallazzi è vicario parrocchiale a Intra, frazione di Verbania, sul Lago Maggiore, a pochi chilometri dal confine svizzero. Fin dall'inizio ha portato la passione per lo sport anche nel suo ministero sacerdotale: prima come responsabile dell'oratorio, ora anche come vicedirettore della pastorale giovanile della diocesi di Novara.
In campo con la nazionale dei preti
Ed è arrivata così una nuova «chiamata» — non più una vocazione, ma una «con-vocazione»: «La passione per il calcio non si è spenta, e nel frattempo è iniziata anche l'avventura con la nazionale italiana dei preti, la cosiddetta SIC, Sacerdoti Italia Calcio, che partecipa al campionato europeo di sacerdoti. Ogni anno una nazione ospita questo torneo, che è l'occasione di confrontarsi attraverso lo sport, ma soprattutto un momento conviviale e di fraternità sacerdotale», racconta don Riccardo.
Una storia iniziata nel 2003 in Austria, diventata oggi un appuntamento fisso. L'ultimo Europeo si è svolto lo scorso febbraio a Lublino, in Polonia, con 18 nazionali partecipanti: dall'Italia al Portogallo, dall'Ucraina al Kazakistan, fino ovviamente ai padroni di casa polacchi, che anche quest'anno si sono aggiudicati il titolo conquistando il loro decimo trionfo. «Il torneo dura di solito cinque giorni ed è ospitato a rotazione da una delle nazioni partecipanti. Come i mondiali, è diviso in gironi: il martedì è la giornata delle qualificazioni, il giovedì quella delle finali. Il mercoledì, invece, è una giornata più culturale e spirituale: la gioia di essere più di 250 sacerdoti riuniti, vivendo un momento di fraternità, di incontro e di preghiera».
Lo sport come vocazione educativa
Don Cavallazzi non si è limitato a praticare sport: lo ha anche approfondito sul piano teorico, conseguendo un master in Sport e intervento psicosociale all'Università Cattolica di Milano. Ogni giorno incontra tanti giovani nell'oratorio di Verbania-Intra e nelle attività diocesane: «Penso che il calcio e lo sport in generale abbiano un grande valore educativo, perché sviluppano competenze nei giovani. La Chiesa non può sottrarsi dall'abitare questo spazio; non possiamo limitarci a fare sport nelle nostre strutture: siamo chiamati ad andare incontro ai giovani, a vivere lo sport fondato sull'idea cristiana dell'essere umano».
Non si tratta, quindi, di inventare uno «sport cristiano», secondo don Riccardo Cavallazzi. Si tratta piuttosto di portare i valori della fede dentro lo sport e, allo stesso tempo, di saper raccogliere dal campo di gioco quelle competenze umane che solo la pratica sportiva sa insegnare.
Chiese in diretta
Dal campo all’altare, senza lasciare il pallone - Cinquant’anni di gelo tra Svizzera e Vaticano - Chiese in diretta del 21.6.2026
Due storie tra fede, attualità e storia: l'esperienza di Don Cavallazzi, sacerdote-calciatore che riflette sul legame profondo tra sport e crescita umana, e il racconto dei retroscena diplomatici e dei dialoghi segreti che nel 1883 posero fine al gelo nelle relazioni tra Svizzera e Vaticano.