La voce di padre Crépin Martial Monga non mancava mai di farsi sentire a favore della riconciliazione, in una parte della Repubblica Centrafricana, l’Haut Mboumou, nel sud-est del Paese, dove violenza e sfollati continuano a crescere mettendo seriamente a rischio le iniziative di pace e la salvezza dei civili. Il sacerdote, vicario della parrocchia cattolica di San Giovanni Battista a Zémio, conosciuto per le sue responsabilità pastorali, ma anche per il suo ruolo centrale negli sforzi locali di costruzione della pace nella regione, è stato ucciso nella serata del 29 giugno a colpi di arma da fuoco mentre era fuori dalla sua canonica e i suoi funerali si sono svolti oggi, nella cattedrale Saint Pierre Claver de Bangassou. Come riportato dall’agenzia Fides e da altre fonti di stampa, padre Monga aveva coordinato il Comitato Locale per la Pace e la Riconciliazione di Zémio (CLPR), un organismo, scrive Fides, “di mediazione tra le comunità, le autorità locali e le altre parti interessate nella regione, dove sovente è la Chiesa cattolica, attraverso i suoi sacerdoti e le strutture parrocchiali, ad assumere di fatto questo ruolo di mediazione e protezione per la popolazione.”
I fattori di instabilità
Ormai da diverso tempo la situazione nella prefettura dell’Haut-Mbomou, una delle 20 del Paese, al confine con Sudan e Repubblica Democratica del Congo è attraversata da una grave crisi umanitaria e di sicurezza, con pesanti problemi di sopravvivenza delle comunità locali, di sfollamento e di accesso degli aiuti umanitari. Tre i fattori di instabilità riportati da Fides: “una forte presenza di gruppi armati (in particolare milizie Azande/Zande); tensioni etniche e competizione per il controllo del territorio e delle risorse; forti contrasti tra i soldati centrafricani e gli uomini della Wagner, la società militare private russa che da diversi anni è presente nel Paese in appoggio all’esercito regolare (Forces Armées Centrafricaines FACA)”.
Il dolore del Secam
In una dichiarazione del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM), come riporta Aiuto alla Chiesa che Soffre, il vescovo Aurelio Gazzera, sacerdote carmelitano italiano, della diocesi di Bangassou, ha definito l’uccisione “una perdita enorme per la comunità locale e per la diocesi” stessa, elogiando inoltre l’impegno del sacerdote per la pace e la riconciliazione nella regione.
L'impegno per pace e dialogo
Come coordinatore del Comitato Locale per la Pace e la Riconciliazione di Zémio (CLPR), si legge su vari organi di stampa, padre Monga era stato coinvolto in un gruppo di mediazione che riuniva le comunità locali, le autorità civili e altri soggetti, al fine di ridurre le tensioni e prevenire ulteriori violenze. La sua posizione, viene sottolineato da più parti, ne faceva una tra le figure chiave impegnate a mantenere il dialogo e la coesione sociale in una delle aree più fragili del Paese.
fonte: vaticannews