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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (13 gennaio 2026)
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  • Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca  latino di Gerusalemme

    Medio Oriente, Pizzaballa: nessuno ignori il desiderio di vita e di giustizia dei popoli

    C’è sempre una linea rossa che le autorità politiche non riescono a superare, ed è quella imposta dal desiderio delle popolazioni “di vivere una vita dignitosa”. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei latini, legge quanto sta accadendo in Iran, le manifestazioni dei cittadini duramente represse, come l’esplosione del bisogno di coloro che reclamano pace, giustizia e dignità, in Iran come altrove, come in Terra Santa. L’augurio del porporato è che “si trovino soluzione pacifiche, che la situazione non degeneri. Sicuramente, però, nessuno può ignorare il desiderio di vita, di giustizia, che è parte integrante della coscienza di ogni persona”. Il cardinale è in queste ore in Giordania, sul Mar Morto, per un incontro di dialogo e di aggiornamento che riunisce una sessantina di sacerdoti del Patriarcato latino, e al quale sono presenti, oltre al patriarca, anche tre vescovi, il vicario per la Giordania monsignor Iyad Twal, quello per Gerusalemme e Palestina, monsignor William Shomali (che è anche vicario generale) e quello per Israele, monsignor Rafic Nahra.

    Le ricadute del conflitto

    “Una diocesi complicata – la descrive Pizzaballa – che copre quattro nazioni diverse, tutte interessate dal conflitto in corso, che però influisce in maniera diversa da zona a zona”. Tutto il Medio Oriente è stato colpito molto dalla guerra, dal punto di vista emozionale e da quello strettamente pratico. E se le ricadute, guardando alla Giordania, si sono manifestate soprattutto dal punto di vista della “paralisi nella vita commerciale, influendo sulle attività economiche e sugli spostamenti, a Gaza la devastazione è totale e in Cisgiordania la situazione si sta deteriorando continuamente. Così come in Israele, in Galilea, si sta delineando uno scollamento sempre maggiore tra la maggioranza ebraica e la minoranza araba, con il problema della criminalità, più che altro si tratta di un problema relazionale, meno economico”. Senza contare i confini chiusi e la mancanza di permessi che impediscono gli spostamenti dei palestinesi influendo “enormemente sulla vita della comunità”.

    La devastazione di Gaza

    In questi tre mesi, da quando ha preso il via il cessate-il-fuoco, prima tappa del processo di pacificazione proposto dagli Stati Uniti, la situazione umanitaria a Gaza non è cambiata molto. “Non c’è più la guerra guerreggiata – sottolinea il patriarca – ma ci sono ancora i bombardamenti mirati. C’è più cibo di prima, ma mancano i medicinali. Si muore di freddo, ma si muore anche per mancanza di assistenza medica, perché non ci sono gli antibiotici, non ci sono i medicamenti base. Insomma, per la popolazione le prospettive restano molto molto incerte”. A breve si aspetta l’annuncio del “board of peace”, un organismo internazionale guidato dal presidente Usa Donald Trump, che vigilerà sul governo di tecnocrati che dovrebbe assumere la guida di Gaza: “Sarà molto difficile capire cosa potrà fare questo board of peace, e come funzionerà, e come le cose cambieranno. È ancora tutto molto incerto, c’è molto da fare, quello che è comunque chiaro è che la situazione resta di totale devastazione”.

    I pellegrini tornino in Terra Santa

    L’appello è ai pellegrini, a tornare in tutta la Terra Santa, Giordania compresa, la parte di diocesi, “più serena, più attiva, più vivace”, dove i cattolici rappresentano la parte più grande del Patriarcato latino di Gerusalemme e dove i fedeli, soprattutto i giovani, manifestano “un senso di appartenenza non solo alla Giordania ma anche alla comunità cristiana, molto bello, molto forte con tanto volontariato che nel Medio Oriente non è così diffuso”. Il cardinale Pizzaballa conclude quindi con la richiesta di organizzare pellegrinaggi, “poiché è assolutamente sicuro”, in Terra Santa che “è un quinto Vangelo – dice il patriarca – una sorta di ottavo sacramento, perché permette di fare l’esperienza dell’incontro con Gesù, fisicamente, toccandolo con mano. Chiunque può essere perfettamente cristiano senza andare in Terra Santa, ma se ci si va, la fede cristiana diventa più forte e concreta”. L’incoraggiamento a tutti i fedeli è quindi quello di vivere in Terra Santa “questa meravigliosa esperienza di incontro con Gesù Cristo e la sua umanità”.

    fonte: vaticannews

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