Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Gio 5 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
Advertisement
  • no_image COMMENTO

    Le paralimpiadi e i loro valori: quel messaggio bello che interpella tutti

    di Cristina Vonzun

    Partono ufficialmente venerdì con la cerimonia di apertura anche le paralimpiadi di Milano Cortina dopo le settimane dei Giochi Olimpici, il tutto, come è stato per le Olimpiadi, in un clima che è tutt’altro rispetto all’attesa e auspicata “tregua olimpica”. Mentre gli appelli papali e di altri alla pace, infatti, cadono nel vuoto, nuove avventure belliche funestano il clima di questi giorni, manifestando tra l’altro, anche una totale assenza di rispetto per questi campioni dello sport che hanno dalla loro un impegno sportivo maggiorato dalle loro condizioni di base. Ma si sa, i nuovi signori del mondo non hanno certo atteggiamenti di inclusione verso chi sembra essere ai loro occhi più fragile. Ma da dove spuntano le paralimpiadi? A dire il vero fu la Roma papale di inizio '900 a proporle. In Vaticano infatti tra il 1905 e il 1908, si tenevano campionati di atletica e, la domenica, le parrocchie romane organizzavano gare sportive alla presenza di san Pio X, gare a cui partecipavano atleti con disabilità. Quarant’anni prima dell’avvio del movimento paralimpico, che ha preso le mosse dalle macerie della seconda guerra mondiale, in Vaticano già c'era l'inclusione sportiva.

    Così, dalle cronache vaticane del tempo si apprende che queste gare sono nate nel Cortile del Belvedere in Vaticano, trasformato  in pista di atletica, davanti a Papa Sarto e al cardinale segretario di Stato Merry del Val. E a chi gli diceva: «dove andremo a finire?» — vedendo atleti correre nei Giardini vaticani — Pio X ebbe a rispondere in veneto: «Caro elo, in paradiso!». L’Osservatore Romano» nel 1908 seguì quelle gare internazionali di atletica (già lo aveva fatto nella prima edizione nell’ottobre 1905, che si svolse anche nel Cortile di San Damaso) come fosse... «La Gazzetta dello sport»: classifiche, commenti, interviste e persino schede tecniche sull’équipe medica dell’ospedale romano “Fatebenefratelli” (con tanto di diagnosi degli infortunati), le note di servizio per i 2.000 atleti e per Guardia svizzera e Gendarmeria che si alternavano nell’accogliere gli sportivi, anche con le loro bande musicali, fino a fornire informazioni al Portone di Bronzo quando alcune gare vennero rimandate per pioggia. E le parole del Papa in prima pagina.

    Da allora ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti ma fa bene ricordare che la Chiesa fu apripista di inclusione sportiva, ben prima del movimento olimpico. Questi campioni e sportivi paralimpici sono manifestazione straordinaria e quotidiana di una passione per la vita, per la bellezza del gareggiare insieme, esaltazione di valori come la solidarietà e il cameraterismo che non sempre si risontrano nel mondo competitivo di oggi. E sono grandi campioni. Un esempio l'ho visto in questi giorni in Engadina dove è in corso la settimana della maratona di sci di fondo, con varie gare. Domenica scorsa, partecipando alla gara femminile, ho incontrato una ragazza che ha corso tutta la distanza di 17 km da Samedan al traguardo, con le sole braccia, essendo paralizzata dal tronco in giù. In salita spingeva con le braccia, seduta sull’apposita sedia con sotto gli sci al posto delle ruote. Ora la sua fatica era sicuramente doppia rispetto a quella delle altre concorrenti. Questi campioni sono dei modelli ed è triste veder iniziare i loro Giochi in questo clima bellico e di polemiche che dalla guerra nascono. In un mondo che ha disperatamente bisogno di segnali di fratellanza, di coinvolgimento, di condivisione, prendiamoci il tempo per seguirli, per tifare e sostenere i nostri atlete e le nostre atlete svizzere. È un gesto da parte di tutti per accompagnarli e dar voce al motto olimpico, quel "Citius, Altius, Fortius", in latino, che significa "Più veloce, più in alto, più forte" a cui si è aggiunta nel 2021 la parola "communiter" cioè "insieme". Insieme, con loro, allora! Forza ragazzi e ragazze! 

    News correlate

    News più lette