Siate profeti nel mondo digitale! Ha preso le mosse dal messaggio rivolto da Papa Leone XIV ai seimila studenti incontrati lo scorso 30 ottobre nell’Aula Paolo VI, in occasione del Giubileo del mondo dell’educazione, l’incontro congiunto delle tre sezioni della Commissione Giovani del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Sezione Vocazioni, Sezione Pastorale Giovanile e Sezione Scuola e Università) tenutosi martedì 21 aprile online. All’iniziativa hanno preso parte vescovi, direttori e delegati delle Ccee per riflettere insieme sulla missione della Chiesa e, in particolare, sulla pastorale dei giovani nel contesto digitale.
Indebolimento dell’empatia del senso di appartenenza
Partendo dal Rapporto finale del Gruppo di Studio numero 3 del Sinodo sulla sinodalità, La missione nell’ambiente digitale, ha aperto i lavori monsignore Claudio Giuliodori, Presidente della Commissione Giovani e vescovo responsabile per la Sezione Scuola e Università. A seguire tre sessioni di lavoro. La prima, “Crescere nell’era dei social e dell’IA, aspetti psicologici e sociali”, è stata presentata da Giuseppe Riva, Direttore dello Humane Technology Lab dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ne è emerso che “i social media e l’intelligenza artificiale stanno trasformando le relazioni umane. L’essere umano è profondamente sociale e il passaggio dall’io al noi è essenziale, ma gli ambienti digitali non riescono a sostituire pienamente le interazioni fisiche, indebolendo empatia e senso di appartenenza. I social favoriscono relazioni più superficiali e comunità di uguali in cui non c’è confronto ma nemmeno vera inclusione. L’IA amplifica questi rischi, seppur offrendo, se progettata e usata consapevolmente, nuove opportunità anche nel supporto psicologico”.
Una sfida etica
Nella seconda sessione don Jean Gové, Coordinatore per le attività legate all’IA per l’Arcidiocesi di Malta, ha spiegato che “la sfida non è solo tecnologica o etica, ma soprattutto antropologica. I giovani, pur sempre connessi, vivono spesso solitudine e perdita di senso in una cultura che riduce la persona a prestazione e visibilità. La prospettiva cristiana” secondo il sacerdote “pone invece al centro la dignità della persona e l’incontro reale con l’altro. Dal punto di vista pastorale, le tecnologie possono aiutare, ma non sostituire relazioni autentiche ed accompagnamento personale: la vera evangelizzazione nasce dall’incontro umano. Il digitale deve quindi essere una “porta” verso comunità reali”. Nella terza sessione, infine, spazio alle esperienze pastorali e progetti concreti provenienti dalle Conferenze Episcopali d’Europa nel campo della missione digitale.
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