La conclusione è chiara: i progetti guidati da Azione Quaresimale e da altre cinque ONG svizzere per combattere la fame acuta sono efficaci. Ciò, sostengono gli autori, fornisce un'ulteriore prova convincente contro i tagli ai finanziamenti federali per la cooperazione allo sviluppo. Lo studio è stato presentato il 30 settembre 2026 a Berna, in occasione di una seduta parlamentare.
Progetti di sviluppo ben condotti sul campo, con il coinvolgimento delle comunità locali e tecniche di agroecologia, permettono di dimezzare la fame grave. È la conclusione di uno studio presentato dall’Alleanza Sufosec. L’Università di Berna e il Politecnico federale di Zurigo (ETH) hanno curato l’accompagnamento scientifico del rapporto.
Dal 2020 l’Alleanza Sufosec riunisce sei organizzazioni svizzere che lottano contro la fame: Azione Quaresimale, SWISSAID, Veterinari Senza Frontiere Svizzera, Vivamos, Aqua Alimenta e Skat Foundation. Insieme misurano, con strumenti della FAO, l’evoluzione della situazione alimentare delle famiglie coinvolte nei loro progetti.
Al fianco di circa 300 organizzazioni partner locali, queste ONG svizzere hanno raggiunto 1,2 milioni di persone in 28 paesi nel 2025. Nell’ambito di questo studio sono già state intervistate oltre 56’000 famiglie contadine, beneficiarie di 16 progetti.
I risultati mostrano che l’insicurezza alimentare è diminuita in 13 dei 16 progetti esaminati. In media, sull’insieme dei progetti, è passata dal 61% al 41%. La quota di famiglie che soffrono di fame acuta, classificata dalla FAO come insicurezza alimentare grave, si è addirittura dimezzata, passando dal 22% all’11%. Alla prima misurazione ne soffriva poco più di una famiglia su cinque. Oggi è il caso di circa una famiglia su dieci.
Ogni franco della Confederazione ha mobilitato 3,6 franchi in totale
«I fondi pubblici svolgono qui un ruolo di leva», indica nel suo comunicato l’Alleanza Sufosec. Nel 2025 la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) ha contribuito al finanziamento dei suoi progetti con 12,8 milioni di franchi. Con le donazioni, i contributi delle fondazioni e i fondi propri, il programma ha raggiunto un volume complessivo di 45,5 milioni di franchi: ogni franco della Confederazione permette così di mobilitarne 3,6 in totale.
Ma il Consiglio federale intende risparmiare circa 113 milioni di franchi nella cooperazione internazionale entro il 2030, si allarma Sufosec. Per le sei organizzazioni non ci sono dubbi: la cooperazione svizzera allo sviluppo deve inserirsi in una prospettiva di lungo periodo, perché il suo impatto si rafforza nel tempo.
La dimensione sociale misurata per la prima volta
Le sei organizzazioni sostengono l’agroecologia in tutte le sue dimensioni: biodiversità nei campi, tutela dei suoli con un ricorso ridotto agli input chimici, ma anche incoraggiamento delle comunità a condividere i propri saperi. Quando le famiglie effettuano acquisti collettivi o si prestano denaro all’interno di gruppi di solidarietà, la fame arretra, indicano le organizzazioni.
L’edizione 2025 dello studio sulle famiglie è la prima a misurare l’importanza di questa dimensione sociale, strettamente legata alla sicurezza alimentare quanto la diversità delle colture. Le famiglie che diversificano le colture e si organizzano inoltre in gruppi sono meno colpite dalla fame. Per questo le organizzazioni partner dell’Alleanza aiutano le contadine e i contadini a creare gruppi e cooperative e a rafforzare le strutture di villaggio.
Lo studio mostra tuttavia che, nonostante questo lavoro agroecologico, la fame non sempre arretra. L’insicurezza alimentare è addirittura leggermente aumentata in tre progetti: uno in Ciad, uno in Mali e uno in Costa d’Avorio. «La cooperazione allo sviluppo dà i suoi frutti. Ma i suoi effetti non si misurano in stagioni, bensì in anni», spiega Flurina Derungs, copresidente dell’Alleanza Sufosec.
fonte: cath.ch/com/lb/trad. catt.ch