Dalla memoria di Lourdes alla Giornata Svizzera: il Messaggio di Papa Leone XIV per la 34.ma Giornata Mondiale del Malato invita a riscoprire la compassione come cura dell’anima e della società.
L’11 febbraio, memoria della Madonna di Lourdes, la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Malato. Nel suo messaggio per la 34.ma edizione, pubblicato ieri, 20 gennaio, Papa Leone XIV attinge direttamente alla propria esperienza di missionario e vescovo, a quella Chiclayo in Perù dove la ricorrenza sarà celebrata, per invitare ad “amare portando il dolore dell’altro”, sulle orme del Buon Samaritano.
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Due date per il Ticino
Per i fedeli ticinesi è bene fare una distinzione. Mentre l’11 febbraio è la ricorrenza universale voluta da San Giovanni Paolo II nel 1992, la Giornata Svizzera del Malato si terrà domenica 1° marzo 2026.
Il Papa, nel suo messaggio, attinge alla parabola del Buon Samaritano per denunciare un mondo travolto dall’urgenza: “Viviamo immersi nella cultura della rapidità, che ci impedisce di fermarci lungo il cammino per guardare i bisogni e le sofferenze che ci circondano”.
Secondo il Pontefice, l’amore non può essere passivo. Diventare "prossimo" è una scelta attiva: “L’amore non è passivo, va incontro all’altro; essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o sociale, ma dalla decisione di amare”.
Una nuova autostima
Un passaggio centrale riguarda l’identità personale. In una società che valuta l'individuo in base alla carriera, il Papa propone una rivoluzione: “Si fa stare bene non soltanto il prossimo, ma anche sé stessi, perché si dischiude una nuova forma di ‘autostima’, fondata nella misura della compassione e non negli stereotipi del successo”.
La cura non è un atto isolato, ma corale. Come il Samaritano si affidò all’albergatore, così siamo chiamati a “costruire un ‘noi’ più forte della somma delle singole individualità”.
La "salute" di una società
Citando San Cipriano, il Papa ricorda che la qualità di una civiltà si misura nel momento della prova: “Questa peste mette alla prova la giustizia di ognuno: se i sani servano i malati, se i parenti amino i loro congiunti, se i medici non abbandonino chi chiede aiuto”.
Prendersi cura dell'altro, conclude Leone XIV, significa riconoscere che “il dolore che ci commuove non è un dolore estraneo, è il dolore di un membro del nostro stesso corpo”.
Fermarsi davanti a un malato non è dunque una perdita di tempo, ma un atto di resistenza contro l'indifferenza. In un Ticino che si appresta a vivere queste due importanti giornate, l'invito è a riscoprire quella "dimensione samaritana" che rende umana una società: non un semplice sforzo filantropico, ma un incontro profondo che guarisce chi riceve e chi dona.
fonte: vaticannews / catt.ch