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Il Consiglio di Stato del Canton Ticino auspica che Roma nomini un vescovo per Lugano

Come riportato il 4 novembre dal Corriere del Ticino, il Governo ticinese, “pur tra mille cautele, prende posizione sulla questione che agita da molto tempo la comunità cattolica del cantone, ovvero la lunga durata dell’amministrazione apostolica affidata a monsignor Alain de Raemy dopo la rinuncia di monsignor Valerio Lazzeri, nell’ottobre di quattro anni fa. Lo fa in una breve lettera inviata il 14 ottobre scorso all’avvocato bellinzonese ed ex granconsigliere PPD Franco Gianoni e firmata dalla presidente Marina Carobbio Guscetti e dal cancelliere Arnoldo Coduri”. Nel testo si legge - come riporta il Corriere del Ticino che «anche il Consiglio di Stato auspica che il regime di sede vacante » nella diocesi di Lugano «non si protragga oltre e che sia finalmente designato un vescovo diocesano nel rispetto della convenzione del 24 luglio 1968» sottoscritta dal «Consiglio federale svizzero» e dalla «Santa Sede». Il testo è in risposta ad una sollecitazione dello stesso Gianoni che aveva scritto (secondo quando riportato dal Cdt), quanto segue al Consiglio di Stato: «Sarebbe opportuno che [voi consiglieri di Stato] chiedeste l’intervento» del Dipartimento federale degli Esteri (DFAE) e di Ignazio Cassis «affinché la convenzione sia rispettata». Questa la richiesta di Gianoni, ex presidente di Banca Stato, già granconsigliere del PPD dal 1975 al 1987. Come è noto la famosa convenzione del 1968 che su questo punto si rifà ad un precedente testo dell’Ottocento chiede al punto 3 del primo articolo che il vescovo di Lugano sia «nominato dalla Santa Sede e scelto tra i sacerdoti cittadini ticinesi».

fonte: cdt/redazionecatt

Mons. de Raemy, che è Amministratore apostolico alla guida della Diocesi di Lugano da oltre 4 anni, in una intervista concessa a Catholica e catt.ch a 4 anni dalla nomina a Lugano, ripresa anch’essa dal Cdt - si è espresso sul tema come segue:

L'intervista a mons. de Raemy uscita per i 4 anni di presenza in Ticino

Mons. Alain, il 10 ottobre 2026, sono quattro anni che è Amministratore apostolico della diocesi di Lugano. Di recente ha avuto anche l’occasione di fare il punto con i sacerdoti nei diversi vicariati. Le chiedo come vive questa situazione provvisoria? Si intravede una soluzione da parte di Roma per la guida della Diocesi di Lugano?

Sono molto soddisfatto del cammino percorso con i sacerdoti, i fedeli e la popolazione. Ho incontrato recentemente i sacerdoti nei diversi vicariati. Questi incontri mi hanno dato la possibilità di condividere anche con loro la situazione diocesana. Mi sento ben accolto nella nostra Diocesi. Apprezzo la ricchezza umana e spirituale nell’insieme del territorio della Diocesi, le grandi potenzialità, ma anche l’attesa della comunità che si aspetta una scelta definitiva per il governo della Diocesi di Lugano.

Secondo lei, come mai ci vuole così tanto tempo per arrivare alla nomina del vescovo di Lugano?

C’è da dire che questa situazione di attesa prolungata non è un caso unico. È successo e succede in altre diocesi del mondo. D’altronde anche in Svizzera si aspettano dei cambiamenti alla guida delle diocesi di Sion e Coira. Tornando alla situazione in Diocesi, sono fiducioso che il cammino sinora intrapreso getti le basi per un futuro stabile e pieno di speranza.

Lei ha compiuto qualche passo sul piano della richiesta della cittadinanza ticinese?

La legge dà la possibilità di richiedere la cittadinanza ticinese e l’attinenza comunale senza perdere quella originaria. Bisogna aver vissuto in Ticino almeno 3 anni, risiedere nel comune di residenza da almeno 2 anni in modo ininterrotto ed essere integrato. La cittadinanza ticinese è uno dei requisiti richiesti per la nomina a Vescovo della Diocesi di Lugano previsto dalla Convenzione del 24 luglio 1968 tra il Consiglio federale e la Santa Sede. È una via che rimane aperta.

Ma le piacerebbe vivere in Ticino, da ticinese?

Sì, decisamente sì, perché ho imparato a conoscere questo territorio e la sua popolazione in modo privilegiato nell’esercizio del mio ministero episcopale, così da scoprirne l’anima e le diversità. Anche se dovessi lasciare il Ticino, prima di partire, ne chiederei per affetto la cittadinanza.

Tutta la Chiesa è chiamata ad essere sinodale: in che modo si sta promuovendo e vivendo la sinodalità nella Diocesi di Lugano?

Bisogna continuare a percorrere la strada dell’ascolto reciproco. Il cammino sinodale, che abbiamo intrapreso in comunione con tutta la Chiesa cattolica e confermato anche da Papa Leone XIV, è una preziosa e provvidenziale occasione data ai sacerdoti, alle parrocchie, alle reti pastorali e a tutti i fedeli per coinvolgere nuove persone e ravvivare la vita comunitaria.

Sono contento di partecipare al cammino sinodale che sfocerà nell’assemblea diocesana nel maggio 2027. Il pastore della Diocesi di Lugano, chiunque egli sia, avrà fra le mani una bella testimonianza e un bel documento di lavoro che potrà diventare un piano pastorale. 

Leggi qui il resto dell'intervista del 10 ottobre scorso

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