È un tipo di povertà che difficilmente si vede, ma che impatta fortemente sulla vita di migliaia di persone in Svizzera: circa 360.000 occupati secondo le stime di Caritas. Si tratta dei ‘lavoratori poveri’, i cosiddetti ‘working poor’, ovvero le persone che percepiscono un reddito lavorativo insufficiente per coprire il fabbisogno della propria economia domestica.
La denuncia arriva in concomitanza con l’impennata dei premi dell'assicurazione malattia, una classica situazione imprevista che genera notevoli difficoltà a chi vive in condizioni economicamente precarie pur con un grado di occupazione elevato. “Le famiglie a basso reddito impiegano quasi tutto il loro reddito lordo per le spese fisse e i bisogni primari. Non hanno alcuna riserva per far fronte a oneri aggiuntivi di questo genere”, dichiara Aline Masé, responsabile del settore Studi scientifici e Politica di Caritas Svizzera.
Ma chi sono i ‘working poor’? Lo spiega con un esempio Bernhard Jurmann, responsabile del servizio di consulenza sociale di Caritas Zurigo: «A noi si rivolgono molti genitori single. Una tipica economia domestica di working poor, come emerge dai casi trattati nella nostra attività di consulenza, deve in genere affrontare molteplici difficoltà». Si tratta insomma di situazioni (che possono riguardare famiglie, ma non solo) in cui a un reddito troppo basso si aggiungono spesso condizioni lavorative precarie, abitazioni di dimensioni ridotte e canoni di locazione elevati, problemi di salute e le difficoltà di conciliare la custodia dei figli con le diverse attività professionali.
Il fenomeno ha numeri significativi in Svizzera. In percentuale, i 360.000 ‘lavoratori poveri’ corrispondono a circa l’8/8% della popolazione attiva sul territorio nazionale, quasi uno su dieci. Ma se si allarga lo sguardo a tutte le persone che vivono nella stessa economia domestica (dunque anche ai familiari stretti) e dipendono da questo reddito, il fenomeno interessa più di 820.000 persone. «Eppure i working poor sfuggono spesso all’attenzione delle autorità e ricevono a malapena un sostegno statale», aggiunge Aline Masé.
Per questo Caritas Svizzera denuncia l’insufficienza delle misure adottate in Svizzera per migliorare la situazione delle persone occupate che vivono in condizioni di povertà, e chiede interventi specifici, attuabili senza profonde riforme del sistema. “Servono salari minimi fissati per legge per assicurare una retribuzione equa” - si legge in un comunicato stampa emesso da Caritas. “Affinché un’attività lavorativa protegga realmente dalla povertà, occorrono anche gradi di occupazione sufficienti e pianificabili”.
Per approfondimenti, la presa di posizione di Caritas dal titolo “La Suisse n’en fait pas assez pour les travailleurs pauvres” è disponibile in francese e in tedesco su https://www.caritas.ch/fr/politique-sociale/.