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Il Papa al Parlamento spagnolo: una società giusta difende ogni vita umana

Temi politici: pace, negoziati, riarmo, migrazioni, leggi, polarizzazioni; temi etici: la famiglia e la tutela della vita in tutte le sue fasi; poi l’appello alla libertà di coscienza e religione (incluso il segreto confessionale), alla cura dei poveri e infine un messaggio alla Spagna, all’Europa e al mondo: “Ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile della persona umana”.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO DI PAPA LEONE XIV

Leone XIV parla al centro del tempio della vita istituzionale, giuridica e democratica spagnola: il Palacio de las Cortes, la sede del Congresso dei Deputati. È il primo Pontefice a prendere parola in questo emiciclo in cui la convivenza sociale prende forma giuridica. Sono presenti 500 tra parlamentari e senatori che accompagnano con un lungo applauso l’ingresso di Leone XIV, arrivato intorno alle 10.30 nel cortile della Carrera de San Jerónimo, accolto dai presidenti del Congresso e del Senato, Francina Armengol e Pedro Rollán. Presente il presidente del governo Pedro Sanchéz, già ricevuto in mattinata nella Nunziatura Apostolica. Leone XIV ringrazia, saluta, stringe la mano dei diversi rappresentanti delle istituzioni, firma il Libro d’Onore. Nel discorso in spagnolo, chiarisce subito di presentarsi al Congresso “come Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa cattolica” per dare “un gesto di vicinanza verso la Spagna, nel quadro della cooperazione reciproca, e una parola offerta al servizio della persona umana”. Sempre, sottolinea, “nel rispetto della missione propria delle istituzioni e della legittima responsabilità di coloro che hanno ricevuto il mandato di legiferare”.

L'eredità della Spagna nella coscienza internazionale

Proprio l’attività legislativa, annota il Papa, al di là di ogni diversità, finisce per confrontarsi con una domanda decisiva: “Quale concezione della persona umana ispira le leggi e quale tipo di società queste leggi costruiscono?”. A tale quesito segue un lungo e ricco excursus della storia e del patrimonio della Spagna, terra in cui la fede si è intrecciata alla ragione, l’arte al diritto, la tradizione al pensiero: “Un’eredità che ha dato forma un peculiare modo di vivere la libertà, di praticare la giustizia e di ordinare la vita comune”. Nelle parole di Leone XIV si alternano quindi Don Chisciotte e Santa Teresa d’Avila, la tradizione giuridica e la metafisica di Unamuno. Poi la Scuola di Salamanca, 500 anni fa, che “ha contribuito a formare una coscienza giuridica e morale” capace di ricordare che “ogni essere umano dev’essere riconosciuto come soggetto di diritti e doveri”. Un anelito che risuona ancora oggi:

La dignità, la giustizia e il bene comune siano la misura delle relazioni sociali, a livello sia nazionale sia internazionale

Questa è una delle grandi eredità del Paese, entrata nella coscienza della comunità internazionale, dove, afferma Leone, ci si continua a chiedere “come costruire la pace sul riconoscimento della persona e non sull’imposizione della forza”.

La pace, esigenza morale. La guerra, dolorosa sconfitta

E alla pace, non solo “aspirazione politica” ma “vera e propria esigenza morale” in un’epoca di violenza e polarizzazioni, Leone XIV dedica lo spazio più ampio del suo discorso. La pace, dice ai politici spagnoli, richiede “istituzioni al servizio dell’incontro”, “verità e riconciliazione”, “amicizia civile” e “il rispetto reciproco pur in mezzo alle divergenze”. A livello internazionale, “la pace richiede coraggio diplomatico, responsabilità etica e una visione del futuro fondata sul rispetto dell’identità di ogni popolo e sull’obbligo degli Stati di risolvere le loro controversie attraverso le vie pacifiche offerte dal diritto internazionale”.

Ogni guerra costituisce una dolorosa sconfitta della capacità di negoziare e anche di quella coscienza comune dell’umanità che riconosce legami di giustizia tra le nazioni. Le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura

Lo sviluppo di tecnologie e IA

Per il Papa è, infatti, “preoccupante” che, in diverse parti del mondo e in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come “risposta quasi inevitabile” di fronte alla fragilità dello scenario internazionale: “La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica capace di anteporre la vita dei popoli agli interessi che traggono profitto dalla guerra”. E “anche lo sviluppo delle nuove tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale in ambito militare richiede una rigorosa vigilanza etica, affinché le decisioni sulla vita e sulla morte non siano mai scaricate su automatismi né sottratte alla responsabilità morale della persona umana”.

La comunità internazionale è chiamata a riscoprire il valore indispensabile del dialogo come percorso paziente verso accordi giusti e duraturi, fondati sul rispetto dei trattati, sulla trasparenza dell’azione diplomatica e sulla sincera volontà di anteporre la pace al ricorso alla forza. Da ciò nascono la fiducia e la speranza.

La difesa della vita umana, meta di civiltà

È, dunque, una “cultura della reciprocità” quella che invoca il Papa, ricordando che “il pluralismo politico non dovrebbe degenerare in discredito permanente dell’avversario” e che “in una convivenza matura, anche il conflitto può diventare un passaggio verso la pace”. Il pericolo, prosegue il Pontefice, è un altro tipo di cultura: la “cultura dello scarto”, espressione coniata da Francesco per indicare la principale minaccia alla convivenza sociale. Leone XIV la richiama per rivolgere “una parola serena e decisa” a coloro che questa convivenza sociale hanno la responsabilità di ordinarla giuridicamente. Introduce qui la tematica della vita, “valore fondamentale” per il futuro delle società.

Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà

“Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza”, afferma il Papa. “Quando questa certezza si offusca, i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona”.

La grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità.

Il valore della famiglia

In questo contesto particolare riveste importanza la famiglia, “fondamento naturale della comunità” e “scuola di umanità” in cui si impara “la grammatica elementare della convivenza”. Quando la famiglia è sostenuta, “si rafforza anche la stabilità spirituale e sociale delle nazioni”, assicura il Papa, chiedendo una collaborazione con le istituzioni educative, chiamate a “rispettare il diritto primario e inalienabile dei genitori di scegliere il tipo di istruzione e di formazione da impartire ai figli, coerentemente alle proprie convinzioni morali, culturali e religiose”.

Risposte concrete al dramma migratorio

Nella prospettiva della dignità umana, Papa Leone affronta la questione migratoria, dramma che “interpella oggi la coscienza delle nazioni e il fondamento etico dell’ordine internazionale”. “Numerosi uomini, donne e bambini si trovano forzati, a causa di circostanze spesso drammatiche, a partire dalle loro comunità e lasciarsi alle spalle persone care, storie e legami”, annota il Pontefice. “Questa realtà va oltre qualsiasi lettura puramente demografica o economica: costituisce una questione eminentemente morale e giuridica”.

Laddove una persona è discriminata per la sua origine nazionale, etnica, religiosa o linguistica, o per la sua condizione economica o sociale, viene gravemente violato il principio universale dell’uguale dignità di tutti gli esseri umani.

Protezione, accoglienza, integrazione

La situazione dei migranti e dei rifugiati richiede dunque una risposta che affronti le cause che le costringono a partire e vada oltre la semplice gestione di flussi. Bisogna, cioè, “offrire vie sicure e legali, un’accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione; e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra, operando affinché nessuno debba abbandonare la propria casa per mancanza di pace, di sicurezza o di condizioni di vita dignitose, per le disuguaglianze economiche e gli effetti della crisi climatica”.

Non manca, Leone XIV, di puntare il dito contro “le rotte sempre più pericolose” con persone “vittime di trafficanti e contrabbandieri che approfittano della loro disperazione”. “È necessario rafforzare la prevenzione, il salvataggio e l’assistenza alle vittime, specialmente nel quadro di una cooperazione regionale e multilaterale”, insiste. Ma “nessuna nazione può affrontare da sola una sfida di questa portata”; serve infatti “una risposta coordinata, solidale ed efficace, in grado di garantire protezione, accoglienza e reali opportunità di integrazione a chi emigra”.

Quando la risposta istituzionale si fa vicina, equa e coordinata, le frontiere cessano di essere luoghi di abbandono e possono diventare spazi di tutela responsabile della dignità umana

"Disarmare il linguaggio"

“Riconciliazione” è l’altra direttrice indicata dal Vescovo di Roma ai deputati della Spagna. Riconciliazione a contrastare “rancore”, “indifferenza” e “odio”; la si instaura anche attraverso il linguaggio: “Le parole possono aprire strade o chiuderle; possono illuminare la realtà o distorcerla fino a rendere impossibile l’incontro”, chiosa Leone XIV, ricordando l’obbligo speciale di “disarmare il linguaggio”: “La fermezza non esige disprezzo; il dissenso non comporta umiliazione”.

Tutelare giuridicamente la libertà di coscienza e religione

Dallo stesso rispetto nasce anche il dovere di garantire “la libertà di pensiero, di coscienza e di religione, diritto fondamentale che tutela la sfera più intima delle persone”. Papa Leone chiede che la dimensione religiosa venga rispettata e tutelata giuridicamente e ricorda che “ogni società effettivamente libera richiede anche una giusta delimitazione del potere pubblico, affinché la libertà delle persone, delle comunità e delle associazioni non sia indebitamente limitata”.

La fede non pretende di imporsi con privilegi o coercizioni; tuttavia, non può nemmeno essere relegata al silenzio come se fosse irrilevante per la vita pubblica

In questo contesto, “il sigillo sacramentale della Confessione riveste un’importanza speciale per la Chiesa cattolica”, spiega il Pontefice. Tutelarlo giuridicamente, significa “preservare uno spazio sacro di libertà interiore, dove il credente può aprire la propria anima a Dio senza timore di pressioni esterne, come riconoscono anche le norme internazionali”.

La cura dei poveri

Infine, alzando lo sguardo verso i dipinti che adornano l’Aula delle Sessioni, alcuni dei quali evocano il Vangelo, il Successore di Pietro ribadisce che “i poveri appartengono pienamente alla comunità”, “lo straniero deve essere accolto secondo la sua dignità” e “mai la vita umana può mai essere trattata come una merce”.

Una legge non raggiunge la sua vera grandezza per il semplice fatto di essere stata formalmente approvata; la raggiunge quando, oltre ad essere valida nella forma, può presentarsi davanti alla dignità della persona e superare tale esame senza vergognarsi

Memoria delle radici, coraggio per il futuro

Da qui, l’invito ad “alzar la mirada”, motto del viaggio apostolico: “Alzare lo sguardo, non per allontanarsi dalla realtà, ma per ricordare che ogni decisione delle autorità pubbliche riguarda persone in carne e ossa, specialmente coloro che hanno meno forza per farsi sentire”. Infine, l’auspicio che “questa nobile Nazione” non possa mai perdere “la memoria” delle proprie radici né “il coraggio” di guardare al futuro.

Che la Spagna continui ad essere terra di incontro, di cultura, di solidarietà e di speranza

A conclusione del suo discorso, i deputati, tutti in piedi, hanno dedicato a Leone XIV quasi 10 minuti di applausi scroscianti, intervallati da qualche grido di "Viva il Papa" e durati ancora per alcuni istanti quando il Pontefice ha lasciato lo scranno della Cortes. Nel Libro d'Onore, la dedica: "Con l’auspicio che il rispetto dei diritti di tutti sia sempre alla base dell’attività legislativa di questa sede democratica della sovranità nazionale spagnola".

fonte: Vatican Media

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