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In cammino seguendo la stella. La Santa Messa dell'Epifania con mons. Lazzeri

“La Chiesa celebra

oggi il Signore che si manifesta al mondo”. Così il Vescovo di Lugano ha aperto

la Santa Messa il mattino dell’Epifania, rivolgendo il suo saluto accogliente ai

fedeli presenti in Cattedrale e a quanti seguivano la celebrazione diffusa

dalla RSI. “Il Signore è la Stella che si rivela a tutti, è la Stella del

nostro cammino e ci invia a nostra volta ad essere luce nel mondo”, ha

sottolineato.

Con Mons. Lazzeri, assistito

dai diaconi Jacopo Tacconi, Stefano Bisogni e Nathan Fedier, hanno concelebrato

i canonici Nicola Zanini, Claudio Mottini, Aldo Aliverti, Ernesto Volonté e il

cerimoniere vescovile Emanuele Di Marco. Il canto era affidato a un gruppo di

coristi, diretti dal maestro Giovanni Conti, con all’organo Walter Zweifel.

Tradizione preziosa

e pure suggestiva durante la celebrazione presieduta dal Vescovo il giorno

dell’Epifania, è il richiamo ai tempi e alle tappe dell’anno liturgico. “Fratelli

carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in

mezzo a noi fino al suo ritorno. Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo

e viviamo i misteri della salvezza”. Con questa premessa un diacono ha aperto

l’annuncio, sottolineando che il centro dell’anno liturgico “è il Triduo del

Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua,

il 12 aprile”. “Dalla Pasqua – ha proseguito - scaturiscono tutti i giorni

santi: le Ceneri, inizio della Quaresima, il 26 febbraio; l’Ascensione del

Signore, il 21 maggio; la Pentecoste, il 31 maggio; la prima domenica di

Avvento, il 29 novembre”. Ha concluso precisando che “anche nelle feste della

Santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella commemorazione dei fedeli

defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore”.

Un annuncio che ha

il sapore del cammino, come la strada percorsa dai Magi, diventati vicini e

quasi familiari, come compagni di viaggio, nel continuo andare dell’uomo e del

suo cuore. 

Dove porta la rotta di una stella? 

Giornate di cammino su piste sconosciute; deserti di sabbia e di vento;

corsi d’acqua che donano vita; sentieri di fatica nel continuo andare; vallate

dove l’eco è costante richiamo e infine le mura di Gerusalemme: il tempio, la

reggia di Erode, che tiene stretto il suo piccolo regno, per il quale è pronto

a tutto, compresi inganno, violenza e menzogna.

Il Vescovo Lazzeri, nell’omelia, ha colto con estrema chiarezza  e altrettanta profondità, l’agitazione che

questi Tre personaggi, venuti da lontano e stranieri, creano in Gerusalemme con

la loro domanda: “Dov’è colui che è nato, il re dei giudei? Abbiamo visto

spuntare la sua stella e siamo venuti per adorarlo”. Pongono questa domanda con

il cuore libero e sincero, non dando spazio a quei paraventi che talora

contesti culturali o politici potrebbero ritenere convenienti o perfino imporre.

Si tratta di “una domanda cruciale”. Coinvolge tutti e in particolare Erode

che “convoca i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo”, fino a ricevere

questa risposta riferita a quanto scritto dal profeta: “E tu, Betlemme, terra

di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te

infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”. Se Erode è

agitato e chiede ai Magi di raccogliere le dovute informazioni al riguardo, questi

riprendono il loro cammino spinti solo “da un desiderio interiore”, da una

sincera ricerca, dalla volontà di trovare. Per questo, ha sottolineato mons.

Lazzeri, “ci provocano con la loro semplicità e la loro perseveranza a non lasciar

cadere il desiderio del loro cuore”, e provano gioia nel ritrovare la stella, dopo

aver lasciato Erode. I magi ci invitano così “a muoverci, a metterci in cammino,

a non fermarci mai, anche quando non si vede più quello che ci ha fatti partire”.

Infatti non dobbiamo “rassegnarci, rinunciare, tradire l’anelito verso l’unica Presenza”,

in “una vocazione fatta di semplicità e di limpidezza”, verso Colui che chiama

“tutte le genti a formare un solo Corpo”. I Magi ci invitano a “uscire dal

nostro grigiore”, sentendo che “il cuore deve palpitare in questa ricerca”,

vivendo così “l’incomparabile gioia che ci è offerta in Dio”. Una tensione

positiva emana da questi personaggi, che, mentre le luminarie natalizie lentamente

si spengono, richiamano al nostro cuore “la luce vera che è Gesù nato per tutti

gli uomini” e che “dobbiamo portare agli altri con la nostra testimonianza”.

Il Vescovo Lazzeri ha richiamato questa positiva tensione al momento del Padre Nostro, sottolineando che “il Re dei re, il Salvatore del mondo pone sulle nostre labbra la preghiera di sempre” che “eleviamo uniti a tutti i popoli della terra”. Prima della benedizione finale e del saluto conclusivo ha richiamato che “i Magi hanno cercato e trovato la luce, partendo trasfigurati. Anche noi tutti – ha proseguito - partiamo trasfigurati da questa Eucaristia e da quanto celebrato, ascoltato e vissuto in questi giorni di Natale”.

Gianni Ballabio

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