di Silvia Guggiari
Un tempo cammino percorso da pellegrini, mercanti, vescovi e anche imperatori, oggi un tratto di strada che consente di riscoprire luoghi spirituali e scorci dei nostri territori. Si tratta dell'antica via Francisca, il lungo tratto di cammino che nel Medioevo conduceva i pellegrini a Roma, passando dal Ticino, e che in epoca recente è stata riscoperta grazie anche alla passione, all'insistenza e alla curiosità di Adelaide Trezzini, fondatrice dell’Association international Via Francigena, intervistata a "“Strada Regina” nella puntata in onda sabato 31 ottobre (ore 18.35 RSI La1).
«Conoscere l’Europa di ieri per vivere meglio l’Europa di oggi». È il motto che ha condotto Adelaide Trezzini in oltre trent’anni di lavoro tra permessi da chiedere, cartografia da studiare, sentieri da pulire... La sua storia personale unisce la Svizzera con l'Italia, la professione di infermiera con la passione per l'arte: dopo il diploma di infermiera a Friburgo, la signora Trezzini si trasferisce a Roma per amore. Qui si dedica alla storia dell’arte, diventando guida turistica per Roma e per il Vaticano. Da allora, la curiosità per le tracce del passato si è trasformata in una missione.
In questa lunga ricerca non sono mancate le difficoltà: nel 2001 e nel 2008 l’associazione attraversa due gravi crisi, legate alle incomprensioni con alcune autorità italiane ed europee. «Il nostro piccolo gruppo internazionale lavorava interamente su base volontaria, ma nulla riusciva a fermarci». Nei momenti più difficili, a sostenerla è stata la fede e la convinzione che «c’è troppa bellezza per essere ignorata».
Nel 2000, in occasione del Giubileo, nasce la collaborazione con il cardinale Angelo Comastri per la realizzazione delle prime credenziali della Via Francigena, del Testimonium, la pergamena che certifica il pellegrinaggio, e del registro in cui i viandanti possono lasciare memoria della propria esperienza.
Nel 2007 la ricerca arriva in Ticino. Durante una visita alla chiesa di San Pellegrino d’Altrirolo a Giornico, Adelaide Trezzini si imbatte nella statua del santo, caduta e in pezzi, ma ancora riconoscibile per i due simboli del pellegrinaggio: la conchiglia di Santiago e le chiavi di San Pietro. Fu una folgorazione. Le ricerche successive aprirono la strada alla riscoperta della Via Francisca del Lucomagno, antico collegamento che attraversando uno dei valichi alpini più bassi raggiungeva Ponte Tresa. Una prima ricostruzione vide la luce nel 2014, seguita da una versione definitiva nel 2017.
Per chi percorre oggi questi sentieri non possono mancare le visite al castello di grumo, alla chiesetta romanica di San Remigio a Corzoneso, alle chiese di Negrentino, Biasca e Ravecchia, ma anche la ricerca del silenzio nei boschi alle pendici del Monte di Robasacco, nei pressi del passo del Ceneri. Che cosa resta, dopo tanti anni di lavoro? «La soddisfazione e la gioia di aver fatto rivivere questo meraviglioso percorso attraverso la nostra Europa». Un cammino senza dogane, capace di avvicinare lingue, culture e tradizioni, favorendo incontri e amicizie.
Info su laviafrancisca.org