di Cristina Vonzun
Si torna a parlare di famiglie e soprattutto dell’Esortazione apostolica post Sinodale «Amoris laetitia» firmata da papa Francesco 10 anni fa, dopo il Sinodo sulla famiglia. Un testo all’epoca frutto di un percorso sinodale dove non mancarono tensioni su temi caldi come la comunione ai divorziati risposati e il discernimento in materia. Ieri, venerdì 2 ottobre, in Vaticano è stato presentato l’incontro convocato da papa Leone dal 7 al 14 ottobre 2026 al quale partecipano i capi delle Chiese cattoliche orientali e i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, in occasione del decimo anniversario.
L’incontro ha come finalità di procedere, in un clima di ascolto reciproco, a un discernimento sinodale sui passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie di oggi alla luce di Amoris laetitia e tenendo conto di quanto si sta realizzando nelle Chiese locali. Per i vescovi svizzeri parteciperà all’appuntamento romano il presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), mons. Charles Morerod. In vista dell’evento, a Morerod è stata consegnata una lettera firmata da varie organizzazioni femminili svizzere tra le quali l’Unione femminile cattolica ticinese. Nella missiva le donne esprimono una serie di preoccupazioni sui giovani, sul lavoro, sulla condizione delle famiglie, la partecipazione e la visibilità delle donne nella Chiesa nonché le questioni legate alla pari dignità.
In particolare è preoccupazione delle donne che l’incontro di Roma tenga conto di un’immagine reale e concreta della famiglia e delle sue sfide. Le donne elencano diverse tipologie: famiglie in difficoltà economica, famiglie monoparentali, ricomposte, coppie non sposate, persone divorziate e risposate. L’auspicio è che il dibattito ecclesiale non si concentri unicamente su modelli ideali. Significativo è l’invito a considerare la donna nella sua interezza di persona, oltre il ruolo di madre, addetta al lavoro domestico e alla cura degli altri. Le donne infatti, contribuiscono al mondo del lavoro e alla società di oggi, oltre a questi significativi ruoli domestici che non possono però definirle totalmente. Lo stesso lavoro di cura della famiglia comporta per le donne - affermano le relatrici del testo - conseguenze sul piano economico e lavorativo che vanno considerate.
Nella lettera anche l’invito alla Chiesa ad accompagnare le giovani generazioni nei loro percorsi affettivi e di vita offrendo spazi di confronto su temi come le relazioni, la sessualità, il rispetto reciproco, la responsabilità e le sfide delle relazioni digitali. Nella lettera l’auspicio di considerare le donne soggetti attivi nella Chiesa per competenze e non solo in risposta a bisogni. La lettera auspica pure -in un periodo di aumento della violenza contro le donne-, una parola e un’attenzione chiara della Chiesa anche in tal senso.