di Cristina Uguccioni
Considerato il padre dell’economia civile, Stefano Zamagni, 83 anni, economista, già presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, è docente di economia all’università di Bologna, alla Johns Hopkins University, all’Istituto universitario Sophia di Firenze, e alla Scuola di Economia Civile, dove è presidente del Comitato Scientifico.
Una poesia che gli è particolarmente cara è il “Cantico di frate sole” o “Cantico delle creature” scritto da San Francesco d’Assisi. «Considero questo componimento poetico davvero straordinario», dice. «Venne composto da Francesco tra il 1225 e 1226 in una notte di forti sofferenze fisiche. Questo, anzitutto, mi ha sempre colpito: il fatto che in un momento di grande dolore non si sia ripiegato su se stesso, ma abbia aperto il cuore e concepito parole di lode, disegnando una sorta di visione celeste nella quale la morte viene addirittura definita “sorella”. Francesco, in controtendenza con l’ascetismo del tempo, mostra che la sofferenza può essere occasione di lode e anche di gioia, quella gioia interiore profonda che porta a considerare la morte una “sorella” perché permette di giungere a Dio, fonte della gioia. Inoltre questo componimento, attraversato dalla gioia, è una esaltazione della bellezza del creato: fu proprio a partire da qui che San Tommaso d’Aquino arrivò a descrivere la bellezza come “splendore della verità”, una definizione che mi è molto cara. Allo stesso tempo questo componimento propone un’esaltazione della natura, con cui l’essere umano può e deve stipulare un’alleanza. Il principio dell’alleanza è ben diverso da quello del contratto. L’alleanza si edifica tra chi condivide lo stesso fine (che per Francesco è l’amore di Dio), il contratto tra chi ha interessi divergenti. Se vogliamo ristabilire l’equilibrio dell’ecosistema non possiamo continuare ad andare avanti con la logica del contratto, come si è iniziato a fare a partire dalla seconda metà del 1700: dobbiamo tornare a pensare e desiderare l’alleanza tra l’uomo e la natura, quella che Francesco seppe vedere e cantare».
“IL CANTICO DI FRATE SOLE” O “CANTICO DELLE CREATURE”
di San Francesco d’Assisi (1181/1182 – 1226)
Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
et nullu homo ène dignu Te mentovare.
Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo quale è iorno et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si', mi' Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le Tue creature dài sustentamento.
Laudato si', mi' Signore, per sor'Acqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si', mi' Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.
Laudate e benedicete mi' Signore et rengratiate
e cum grande humilitate.