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S. Francesco, l'economista moderno: cronaca del convegno di Caritas Ticino

di Gino Driussi/catt.ch

Come può un uomo vissuto 8 secoli fa influenzare l’economia moderna? È stata la sfida lanciata sabato 20 giugno da Caritas Ticino, al Centro Laudato Sì di Sant’Antonio, con il convegno intitolato “Francesco, l’economista moderno”. Onestà, fiducia, responsabilità, fraternità, condivisione sono state  le parole chiave che hanno fatto da fil rouge ai vari interventi che hanno suggellato la giornata e che hanno permesso di sviscerare numerosi  aspetti che caratterizzano ancora i rapporti tra l’insegnamento del santo di Assisi – di cui si commemorano quest’anno gli 800 anni dalla morte – e i principi che guidano, o meglio dovrebbero guidare, l’economia dei nostri giorni, alla luce delle grande tradizione economica francescana dei secoli XIII-XV, con particolare attenzione a temi quali il concetto non pauperistico della povertà, il lavoro, il giusto prezzo, la circolarità dei beni, i Monti di Pietà e i Monti frumentari. Con il direttore di Caritas Ticino Stefano Frisoli a fare gli onori di casa, hanno portato i saluti istituzionali don Jean-Luc Farine, delegato ad omnia della Diocesi di Lugano, che ha letto un messaggio dell’Amministratore apostolico Alain de Raemy, la presidente del Gran Consiglio ticinese Daria Lepori, il rettore del Seminario San Carlo di Lugano don Emanuele Di Marco e il presidente di Caritas Ticino Roby Noris.

Gli interventi del mattino

Il primo panel della giornata, moderato dalla giornalista di TV 2000 Cristiana Caricato, è stato caratterizzato da tre interventi. In collegamento streaming, l’economista Stefano Zamagni, professore ordinario di economia politica all’Università di Bologna e senior adjunct professor of international political  economy alla John Hopkins University della stessa città, ha parlato sul tema “La linea di pensiero francescana per l’economia odierna: ragioni di un recupero”. Dopo un dettagliato inquadramento storico del periodo in cui visse Francesco, Zamagni, considerato il padre dell’economia civile, ha mostrato quanto sia ancora attuale il messaggio del santo e ha spiegato le differenze tra beni privati, pubblici, relazionali e comuni, per poi affermare che la sfida di Francesco è stata quella di fare in modo che i beni diventino buoni, perché non tutti lo sono.

L’economia francescana del noi

“L’economia francescana del noi: da Pietro di Giovanni Olivi a Bernardino da Siena” è stato il tema affrontato da padre Martín
Carbajo Núñez, OFM, docente di etica e comunicazione alla Pontificia Università Antonianum e alla Pontifica Accademia Alfonsiana di Roma
. Partendo dalle idee  e dall’azione dei due personaggi citati (vissuti il primo nel XIII secolo e il secondo tra il XIV e il XV), l’oratore ha messo in luce la ricchezza teologica e sociale del pensiero francescano nell'ambito economico e la sua sorprendente rilevanza per le sfide contemporanee.

Parlando del “valore del prezzo, il prezzo del valore”, fra Paolo Crivelli, della Fraternità francescana di Betania e cappellano del carcere Montorio di Verona, ha messo in luce le distorsioni del capitalismo e
le vie francescane verso la giustizia sociale. Per lui, in un mondo dove conta soltanto la finanza, dove si vuole massimizzare il profitto, sarebbe importante mettere al centro la persona, la sua felicità, perché questo genera fraternità.

Alcune immagini del convegno di Caritas Ticino

Il panel del pomeriggio

Moderati dal direttore di Caritas Ticino, sono stati tre, di grande spessore, anche gli interventi del panel del pomeriggio, i primi due in collegamento streaming. Davide Rondoni, presidente del Comitato nazionale italiano per i festeggiamenti dell’ottavo centenario della morte di san Francesco, ha proposto una lettura spirituale intitolata “la ferita, la letizia”, nella quale ha evidenziato  come la povertà di cui parla il santo non abbia nulla a che vedere con la miseria, non sia una questione morale o economica, ma affettiva. “Il vero orante è povero”, ha detto. Da Barcellona è poi intervenuta Valentina Rotondi, docente presso la SUPSI di Lugano e ricercatrice associata presso il Dipartimento di sociologia e il Nuffield College dell’Università di Oxford. Affrontando il tema “L’economia di Francesco oggi: la circolarità dei beni e dei valori”, la professoressa ha affermato che mentre oggi si tende a gettare facilmente le cose che non servono e a scartare le persone, l’ottica di Francesco era tutto il contrario: tutti i beni che abbiamo ricevuto sono da custodire, da far circolare, le persone sono da valorizzare. In poche parole, si tratta di rimettere la centro la parola fraternità.

Nell’ultimo intervento, padre Francesco Piloni, OFM, della Provincia serafica dei frati minori di Umbria e Sardegna, ha illustrato   il valore, in Francesco, di due parole: restituzione (restituire a Dio i beni di cui siamo solo amministratori) e relazione (tutto il nostro DNA è relazionale). È così che il santo di Assisi ha potuto attuare il grande sogno di Dio, che si chiama fraternità (che è molto diverso da comunità).

Si è così conclusa una giornata intensa, ben partecipata, ricca di spunti di riflessione, in definitiva tutta riconducibile, come ha evidenziato Stefano Frisoli, a una grande storia d’amore: quella che ha vissuto san Francesco d’Assisi.

 

 

 

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