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Lun 13 apr | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Leone replica al duro attacco del presidente USA: "Non ho paura dell'amministrazione Trump"

    Nel volo verso l’Algeria il Papa ha incontrato i giornalisti. Occasione per precisare, dopo che nella notte europea, era apparso un duro attacco social del presidente Trump al pontefice: "Penso - ha detto Leone - che le persone che leggono potranno trarre le proprie conclusioni: io non sono un politico, non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui. Piuttosto cerchiamo sempre la pace e smettiamola con le guerre.

    Non ho paura della amministrazione Trump. Io parlo del Vangelo, non sono un politico. Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato nel modo in cui alcune persone stanno facendo.

    Io continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra, a cercare di promuovere la pace, il dialogo multilaterale tra gli Stati per cercare la giusta soluzione ai problemi. Il messaggio della Chiesa è il messaggio del Vangelo, beati i costruttori di pace : io non guardo al mio ruolo come un politico, non voglio entrare in un dibattito con lui. Troppa gente sta soffrendo nel mondo".

    Così Papa Leone XIV in volo verso Algeri risponde ai giornalisti che gli chiedono un commento al post di Trump.

    Il post di Trump con l’immagine generata da IA

    In un lungo e durissimo post su Truth, mentre era ancora sull'Air Force One di ritorno dalla Florida, il presidente americano ha definito Leone un "debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera".

    E scrive Trump usando linguaggio demagogico su temi e questioni per le quali il Papa sempre ha richiamato al rispetto del diritto internazionale. Ma Trump così semina zizzania. Ecco un esempio di zizzania nelle sue parole:

    "Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l'America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti", ha attaccato ancora il tycoon.

    E prosegue la retorica probabilmente in vista delle elezioni di medio termine per le quali Trump è perdente in tutti i sondaggi: "E non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia". Il presidente americano che prosegue con un linguaggio da campagna elettorale, ha perfino rivendicato il merito dell'elezione di Prevost a pontefice, anche se si sa bene che fu piuttosto Bergoglio (che trumpiano non era) a portare Prevost a Roma dal Perù e a promuoverlo ad una serie di ruoli e funzioni significative al punto da metterlo sotto gli occhi di tutti.

    Nel post Trump prosegue dando dei giudizi gratuiti sul Papa riguardo a temi forti dell’amministrazione Trump. Nel leggere il post si capisce bene che Trump ha paura di Prevost e di quella vera e propria base cattolica che lo sta abbandonando anche in casa MAGA. Da qui il fatto che tira demagogicamente in ballo una serie di argomenti che nulla hanno a vedere con quanto affermato da Leone nei giorni scorsi contro la guerra, definendo assurdamente “troppo debole l’atteggiamento di Leone sul fronte della criminalità” (dato che il Papa difende i migranti e per Trump i migranti sono criminali). Secondo Trump Leone avrebbe un atteggiamento troppo debole sulle armi nucleari e lo ha pure criticano perchè avrebbe incontrato dei simpatizzanti di Obama (ma il Papa incontra tutti…).

    Ed infine ha proferito un’altra minaccia al Pontefice dai toni caratteristici da campagna elettorale, mosso - si legge bene - dalla paura di perdere i voti dei cattolici. Così si è permesso di dire che Leone asseconderebbe la “sinistra radicale”. Cose già sentite nella campagna che venne portata avanti da gruppi vicini a queste idee nei confronti di papa Francesco, definito - a suo tempo - “comunista”.

    Vale anche in questo caso, come fu per Bergoglio che disse la stessa cosa rispondendo a simili accuse, la risposta di Leone: “Il mio messaggio è il Vangelo”

    La protesta dei vescovi americani

    L'arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, si dice sconfortato dall'attacco di Donald Trump al Papa. "Sono affranto per il fatto che il presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie sul Santo Padre. Papa Leone non è il suo rivale; né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime", ha affermato in una dichiarazione, come riporta Reuters sul sito.

    L'immagine messianica postata su suo social Truth da Trump
    L'immagine messianica postata su suo social Truth da Trump

    Un commento da un post di Padre Spadaro

    In un post, padre Antonio Spadaro, gesuita, teologo, giornalista, commentatore dei viaggi di Bergoglio e dei recenti papati, scrive:

    “Donald J. Trump prende di mira Papa Leone XIV. E cosi tradisce un disagio profondo. Quando il potere politico si accanisce contro una voce morale, è perché non riesce a contenerla.

    Trump non discute Leone: lo implora di rientrare in un linguaggio che possa dominare.

    Ma il Papa parla un’altra lingua, che non si lascia ridurre alla grammatica della forza, della sicurezza, dell’interesse nazionale. In questo senso, l’attacco è una dichiarazione di impotenza. Non potendo assimilare quella voce, il potere tenta di delegittimarla. Ma così facendo ne riconosce implicitamente il peso.

    Se Leone fosse irrilevante, non meriterebbe una parola. Invece viene chiamato in causa, nominato, combattuto: segno che la sua parola incide. È qui che emerge la forza morale della Chiesa. Non come contro-potere, ma come spazio in cui il potere viene giudicato da un criterio che non controlla. Leone non risponde sul terreno della polemica, e proprio per questo resta fuori dalla presa. È libero. E quella libertà, disarmata e disarmante , è forse ciò che più inquieta. E, nello stesso tempo, ciò che più conta”.

    Leggi qui il testo di Leone alla veglia per la pace

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